Idroelettrico

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Centrale idroelettrica Barbiano-Ponte Gardena (BZ)

L’impianto utilizza le acque del  fiume Isarco intercettate dalla traversa di Funes e convogliata, per mezzo di una condotta lunga 6.750 m, fino alla grande officina in caverna, dove si trovano le tre turbine Francis della potenza complessiva di 55 MW. Il salto geodetico è di 60,10 m, la producibilità annua media: 223.250.000 kWh. I lavori, iniziati nel 1936, avanzarono rapidamente al punto tale che la centrale entrò in produzione già nel dicembre del 1938. La condotta forzata è dimensionata per addurre fino a 100 m3 di acqua al secondo, un dato caratteristico che la rende ancora oggi la maggiore, per portata, di tutto l’Alto Adige. La centrale idroelettrica Barbiano-Ponte Gardena è celebre anche per l’enorme statua equestre statua raffigurante Mussolini, sopravvissuta agli eventi del secondo conflitto mondiale ma distrutta negli anni sessanta da uno dei primi attentati dinamitardi organizzati dall’associazione politica Bergisel-Bund contro lo Stato italiano. A compiere materialmente il reato fu l’esponente Heinrich Klier ed oggi quel che rimane dell’opera, realizzata in alluminio, ovvero la testa del cavallo, non si sa per quale curioso motivo, è conservata presso il museo Das Tirol-Panorama di Innsbruck (Austria).

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Bibliografia: ROSARIO PAVIA (a cura di), Paesaggi elettrici. Territori architetture culture, Venezia, Marsilio, 1998, pagg. 363.

René Capovin, la bonifica e la rigenerazione delle aree industriali dismesse in Francia e Germania

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Brescia, 14/15 ottobre 2013: “Musil – Museo dell’Industria e del Lavoro” di Brescia, in collaborazione con la Fondazione “Luigi Micheletti” e con la Fondazione “Brescia Musei”, con il patrocinio del Comune di Brescia, presenta il convegno di studi “Puliamo l’Italia: dall’archeologia industriale alla rigenerazione del territorio – Forum di costituzione del C.N.S.C. – Coordinamento Nazionale dei Siti Contaminati”:  “La bonifica e la rigenerazione delle aree industriali dismesse in Francia e Germania”, di René Capovin (Musil – Museo dell’Industria e del Lavoro).

Villa Graziani a Papigno (TR). La cappella gentilizia e il magazzino del carburo

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Villa Graziani offre un pregevole e raro esemplare di cappella di famiglia, scavata nel calcare piuttosto friabile depositato in epoche remote dalle acque del fiume Nera, ricche di carbonato di calcio. La facciata è in laterizio, molto probabilmente in origine era decorata con intonaci. L’interno è costituito da una unica modesta navata e da una sagrestia, a sinistra, il soffitto è realizzato a botte ribassata con sottarchi e paraste. Notevole la dimensione dell’arco trionfale a tutto sesto, che introduce l’abside rettangolare. La porta della sagrestia è ornata da cornici e rosette angolari in stucco, sovrastata da un piccolo lucerbario ovale, un tempo abbellito da una leggera inferriata cruciforme. La chiesa, una volta inglobata nell’area dei magazzini dell’elettrochimico di Papigno fu utilizzata come cabina elettrica e i muri in parte anneriti lasciano pensare a incendi occorsi negli impianti, favoriti dagli olii dei trasformatori. Dopo la chiusura dello stabilimento i locali sono stati adibiti a magazzino e a ricovero per animali.

Carnevale all’alluminio

di Chiara Crialesi, pubblicato su http://insideart.eu/2015/01/08/carnevale-allalluminio/ il 08/01/2015.

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Centrale idroelettrica Rundl (BZ)

Centrale idroelettrica Rundl

Centrale idroelettrica Rundl

In Trentino, la sistemazione dei bacini fluviali della Rienza e dell’Isarco, avvenuto nel corso negli anni 1883 e 1884, portò prosperità alla città di Bressanone. L’Austria comprese che le vie d’acqua, oltre al trasporto dei tronchi di larice, potevano avere una valenza nuova così tra il 1897 e il 1898 furono costruite le prime centrali idroelettriche in Alto Adige, soprattutto presso i preesistenti i mulini della Val Pusteria. Tra il 1900 e il 1912 le centrali elettriche più piccole seguono in tutto il paese e nell’ambito di questo processo di industrializzazione nel corso del 1900 fu la decisione di dare vita alla prima centrale elettrica della zona, allo scopo di fornire energia sopratutto alla città di Bressanone. Il sito prescelto fu un terreno isolato, poco lontano dal paese di Naz-Sciaves (Natz-Schabs in tedesco), in fondo alla gola del fiume Rienza, ricchissima di boschi. Un paio di anni più tardi, il 18 dicembre 1903, le luci elettriche illuminarono per la prima volta il centro cittadino grazie all’energia prodotta dalla centrale idroelettrica denominata “Rundl”. La vita operativa dell’impianto non fu particolarmente lunga, a causa della costruzione di nuove dighe ed opere idrauliche, ma sopratutto a causa dell’entrata in funzione del nuovo impianto di Bressanone, realizzato tra il 1936 e il 1941. Le turbine e i macchinari furono rimossi nel corso degli anni Sessanta del Novecento e gli edifici abbandonati al loro destino, fatto di oblio e distruzione. Oggi la centrale elettrica Rundl è testimone silenzioso del grande sviluppo del settore idroelettrico di inizio secolo, circondata da una fitta vegetazione e nonostante ciò mantiene inalterato il suggestivo aspetto da castello, con le  torrette dalla cupola di rame a bulbo sulle quali incombe ormai il pericolo di un imminente crollo. Strano, per non dire incredibile, che in un territorio così attento alla sua storia e altrettanto attento a progettare un futuro sostenibile per i suoi abitanti, nessuno abbia pensato di preservare questo pregevole edificio per scopi turistici.

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