Il Consiglio Comunale di Milano, in conformità alle iniziali deliberazioni del dicembre 1903, nel giugno 1906 approvò l’acquisto di concessioni idroelettriche in Valtellina aventi come oggetto l’alto corso dell’Adda e nel dicembre 1907 ratificò la costruzione dell’impianto di Grossotto, che, concepito da Tito Gonzales, poi Direttore Generale di Aem, da Gaudenzio Fantoli e Giacinto Motta, ingegneri e docenti del Politecnico fu poi effettivamente progettato dall’ingegnere Carlo Mina e ultimato nel 1910. La derivazione fu realizzata sulla sponda sinistra del fiume, in località Le Prese, alla quota di 948 m, con una portata normale era di 6.500 m3, ridotti, per un paio di mesi all’anno, a 400-500 m3. Il canale, lungo 12 km, con una pendenza media dell’1,2 per mille, fu scavato parzialmente in galleria per 3.700 m, al termine della quale le acque potevano essere immessa direttamente nelle tre vasche di carico oppure attraversare il bacino di riserva, della capacità di oltre 10.000 m3. Da qui avevano origine le tre condotte forzate, fornite dalla Togni di Brescia, chiodate nella parte iniziale e per il resto saldate, con un diametro degradante dall’alto al basso da 1,50 a 1,10 m. La lunghezza di ciascuna tubazione, era di 550 m per un peso complessivo circa 1.000 t. Il Consiglio Comunale, con voto del Luglio 1909, scelse di intitolare la Centrale di Grosotto al nome di Giuseppe Ponzio, per onorare la memoria di chi, con competenza e prestigio, grazie anche all’appoggio del Corriere della Sera, propugnò da posizioni liberali la municipalizzazione dei servizi elettrici. L’impianto, oltre produrre l’energia elettrica, assolveva anche il ruolo di stazione di trasformazione dell’energia, nonché di interconnessione per le altre centrali idroelettriche municipali della Valtellina. Nella sala macchine furono installate cinque turbine, tutte tipo Pelton costruite dalla Riva di Milano. Le tre più grandi azionavano direttamente gli alternatori mentre le due più piccole mettevano in funzione due dinamo a corrente continua, destinate all’eccitazione ed ai servizi ausiliari. Il salto utilizzato era di 318 m, la portata media normale di 3,2 m3 per macchina, per una potenza li 7.800 kW. L’impianto fu però concepito in modo, alla piena apertura delle saracinesche il volume d’acqua potesse essere aumentato a 3,7 m3 litri per ogni turbina, aumentandone la potenza sino a 9.000 kW mentre le due turbine piccole erano capaci di sviluppare ciascuna una potenza di 350 kW, utilizzando 150 litri d’acqua al secondo. Il quadro della Centrale di Grosotto fu studiato nella ipotesi di centralizzare in tale Officina generatrice, tutta la energia prodotta dalle altre Centrali che furono realizzate in seguito in Valtellina con un approccio che ricorda quello seguito dalla Società Italiana per il Carburo Acetilene Altri Gas nell’impianto di Papigno. AI piano terreno si trovavano le connessioni, il quadro a 10 kV e le sbarre ausiliarie, al primo i reostati d’eccitazione degli alternatori, gli interruttori dei trasformatori a 65 kV, al secondo gli interruttori per Ie quattro linee in partenza verso Milano e per le due linee in arrivo da Le Prese e da Tirano, mentre l’ultimo era riservato agli scaricatori. Nel 1934 fu dismessa la centrale di Lago e la relativa derivazione, che utilizzava le acque captate dalla presa di Boscaccia sul fiume Adda a quota 827 m, convogliate da un canale derivatore lungo circa 6 km, allacciata alle vasche di carico di Grosotto, dando vita ad un nuovo impianto che utilizzava un salto utile di 213 m, pur condividendo lo stesso edificio della sala macchine. Nel 1987, a seguito di una grave alluvione, le turbine rimasero ferme per un lungo periodo così Boscaccia (4,2 MWe) rientrò in servizio nel 2000 e Grosotto (11 MWe) nel 2004, con una sola delle 3 unità. 

Centrale idroelettrica di Grosotto
Centrale idroelettrica di Grosotto
Centrale idroelettrica di Grosotto, anni quaranta del Novecento
Centrale idroelettrica di Grosotto, anni quaranta del Novecento
Sala macchine
Sala macchine
Centrale idroelettrica di Grosotto, oggi
Centrale idroelettrica di Grosotto, oggi
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