Società Nazionale Officine di Savigliano (CN)

Società Nazionale Officine di Savigliano (CN)

Fondata nel 1880 con un capitale sociale di un milione di Lire, la Società Nazionale Officine di Savigliano fu inizialmente destinata alla realizzazione di costruzioni metalliche e di materiale fisso e rotabile per ferrovie e tramvie, poi nel nel 1889 assorbì lo Stabilimento di Torino della Società Ausiliare, estendendo la sua attività alle costruzioni meccaniche. L’area occupata dall’Officina di Savigliano era di circa 130.000 m2, oltre a 400.000 m2 di terreno utilizzato come campo di lancio per aeroplani, annesso all’Officina, successivamente tra il 1911 e il 1912 il complesso delle officine fu consistentemente ampliato ed ammodernato. In modo analogo anche lo stabilimento di Torino, situato nei pressi della Stazione Torino Dora, fu progressivamente ingrandito e dagli originari 11.000 m2 che occupava nel 1889, arrivò a toccare un’area di oltre 36.000 m2. L’Officina di Savigliano era dotata anche di una fonderia di acciaio con forni elettrici, di ghisa e di bronzo, grazie alla quale potevano essere convenientemente riutilizzati i residui di fabbricazione dell’intera azienda. In questo periodo gli operai raggiunsero le 5.000 unità, escludendo il numeroso personale tecnico ed amministrativo. La Società Nazionale Officine di Savigliano si affermò ben presto come una delle azienda nazionali più importanti grazie ad una pregevole serie di forniture realizzate per conto delle Pubbliche Amministrazioni e per conto di privati tra le quali vanno annoverate il ponte di Paderno d’Adda, il ponte sul Po alla Gerola, il ponte di Ronciglione, l’impianto di Alti Forni per la Società Ilva a Piombino, i fabbricati della Ditta Solvay a Rosignano, numerosi hangars per dirigibili e per aeroplani, pali a tralicci per linee aeree, condotte forzate per impianti idroelettrici. Il catalogo dei prodotti si estendeva alle gru d’ogni tipo e potenza, speciali per scali, da porto, per trasporto di blocchi, per gettate, sino alla potenza di 220 t, caricatrici, carri a colare per acciaierie, verricelli e cabestans, draghe, escavatori, trasportatori, carrelli trasbordatori per ferrovie, piattaforme con movimento meccanico. L’azienda divenne fornitore della Regia Marina, per la quale costruiva gruppi speciali per la propulsione di sommergibili, apprezzati anche dalle marine estere, mentre un reparto speciale era riservato alla costruzione di trasformatori fino a 10.000 kW per la fiorente industria idroelettrica nazionale. Nel corso della Prima Guerra Mondiale lo sforzo bellico riguardò commesse per proiettili speciali, affusti per cannoni, parti di mitragliatrici, accessori per esse, carri, carrette speciali, autocarri per cannoni antiaerei, autocarri con verricello per palloni frenati, attrezzature per someggio e trasporto di armi. Ancor prima della Grande Guerra nelle officine si fabbricavano armature e navicelle per dirigibili, la cui produzione si intensificò durante il conflitto, inoltre nell’officina di Savigliano fu allestito un grandioso reparto per la riparazione e la costruzione di aeroplani, mentre in quella di ed ora Torino fu avviato un nuovo e speciale reparto per la costruzione di motori per aeroplani. Il primo dopoguerra vede la Società Nazionale Officine di Savigliano impegnata nella produzione di grandi strutture metalliche come la tettoia della nuova stazione di Milano Centrale, gru elettromeccaniche per i maggiori porti italiani e locomotive elettriche sia a corrente alternata trifase sia a corrente continua. Negli anni Cinquanta iniziò la partecipazione azionaria della Fiat, la cui presenza crebbe progressivamente fino all’acquisizione del totale controllo societario. Il decennio successivo non fu facile e determinò lo scorporo dei due grandi stabilimenti di Torino e di Savigliano, con quest’ultimo che assunse la denominazione di Fiat Ferroviaria Savigliano, mentre La Savigliano fu rilevata da un gruppo di grandi aziende elettromeccaniche come la General Electric nuovo divenne azionista di maggioranza, con le partecipazioni di Ercole Marelli e Ansaldo. La Savigliano tornò grande protagonista negli anni Ottanta durante i quali riconquistò il ruolo di leader nel settore elettromeccanico sia in Italia sia nel Mediterraneo. Purtroppo l’Italia da lì a breve sarebbe entrata nel triste vortice della deindustrializzazione, così l’azienda, dopo altri passaggi di mano assunse la denominazione di Savigliano S. p. A., procedendo a dismissioni e ridimensionamenti. Tra le realizzazioni più prestigiose dello stabilimento ferroviario di Savigliano vanno ricordati i prototipi E.444.001-004, le prime locomotive elettriche veloci delle Ferrovie dello Stato, consegnati tra il 1967 e il 1968 con il marchio Savigliano e l’elettrotreno ETR.401, capostipite della celebre famiglia dei treni ad assetto variabile Pendolino, consegnato nel 1976 con il marchio FIAT Ferroviaria Savigliano in seguito allo già citato scorporo Società Nazionale Officine di Savigliano. Il primo agosto 2000 le prestigiose Officine sono state cedute alla francese Alstom, sancendo la definitiva uscita della FIAT dal settore ferroviario e ponendo fine alla produzione nazionale di treni.

Cartolina illustrata
Cartolina illustrata
Centrale idroelettrica di Susa
Centrale idroelettrica di Susa
Forni elettrici
Forni elettrici
Le Officine di Savigliano
Le Officine di Savigliano
Officine Savigliano, ampliamenti del 1913
Officine Savigliano, ampliamenti del 1913
Ponte di Paderno d'Adda
Ponte di Paderno d’Adda
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