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TERNI-FABBRICA ARMI

La Regia Fabbrica d’Armi di Terni

TERNI-FABBRICA ARMI

UN PO’ DI STORIA

Già nel 1862, un anno dopo la proclamazione del Regno d’Italia, si era parlato di istituire a Terni un’armeria nazionale, ma malgrado l’interessamento e le pressioni del Comune di Terni, la proposta non ebbe seguito, probabilmente per la troppa vicinanza con lo Stato Pontificio. Poi, il 3 Luglio del 1866 ci fu la battaglia di Sadowa. Negli atti del Governo si legge: ” … gli splendidi successi riportati dalla Prussia nella recente guerra germanica, hanno reso evidente l’efficacia dei perfezionamenti da essa introdotti nelle armi da fuoco. Le principali potenze dell’Europa già posero mano, senza indugio, alla riforma dell’armamento dei propri eserciti, né l’Italia potrebbe restare indifferente a questa trasformazione senza pericolo di gravissimi danni. Importa quindi provvedere, quanto più presto sia possibile, 600.000 nuovi fucili per la Fanteria, oltre alle armi corte per l’Artiglieria e la Cavalleria. Di presente, lo stato dell’industria privata nel paese non offre mezzi bastanti per rispondere colla necessaria prontezza ad una esigenza così straordinaria e le fabbriche d’armi che possiede il Governo, possono fornire, in un anno, appena 3000 fucili. D’altra parte non converrebbe far ricorso all’industria straniera per la difficoltà derivanti dalla concorrenza di altre potenze, sia per non spedire all’estero vistosi capitali quando vi fosse mezzo di avere produzioni di eguale bontà ed a miglior prezzo in paese. Aggiungasi che in dati eventi si correrebbe il rischio di non ricevere altrimenti le armi dall’estero”.

Per queste considerazioni, il Consiglio dei Ministri avrebbe deliberato di dar tosto mano all’impianto di una nuova ed estesa Fabbrica d’Armi nell’Italia centrale, e di procurare lo sviluppo delle fabbriche private già esistenti; aggiungendo questi ai mezzi già disponibili, il paese sia in grado di provvedere con forze proprie, entro un termine relativamente breve, a fornire il nuovo armamento.

La Règia Fabbrica d’Armi di Terni fu costruita 137 anni fa; fin da subito si rivelò fondamentale e preziosa per la sua funzione di supportare le forze armate italiane allestendo armi moderne ed affidabili a prezzi ridottissimi, producendo le parti di ricambio necessarie per il mantenimento del parco armi, espletando un’intensa attività di ricerca e studio, allestendo prototipi, modificando sistemi d’arma, supportando le truppe operative con squadre a contatto, organizzando officine di riparazione nelle retrovie in occasione dei conflitti cui la Nazione è stata coinvolta, ecc. Nel suo lungo cammino ha conosciuto periodi difficili come quando, nei due dopoguerra, governi imbelli e scriteriati avrebbero voluto chiuderla, il superamento di questi ostacoli è costato sacrificio, abnegazione e, purtroppo, anche qualche vittima.

OGGI

Oggi ci risiamo, la situazione corrente della ex Règia fabbrica d’Armi di Terni, nel prosieguo solo Règia, è un po’ inquietante; l’età media delle maestranze è di 55 anni, l’ultimo corso allievi operai è del 1985, quando furono assunti 16 operai; il personale va in quiescenza per limiti di età e non viene sostituito; si perde know how, come si dice oggi, cioè conoscenza, e questo è gravissimo! Di questo passo, in pochissimi anni, l’opificio chiuderà per inedia!

Lo stabilimento ternano, unico nel suo genere nell’area industriale della difesa, tratta materiale di armamento per le FF.AA. ed i Corpi Armati dello Stato; in realtà, questo materiale è un sottoprodotto di quello che è il vero prodotto di questo Stabilimento, un prodotto strategico, di importanza vitale per il opolo italiano, un prodotto per il quale è semplicemente insensato, irresponsabile ed oserei dire da traditori il solo pensare di poterlo affidare in toto all’industria privata, o, peggio ancora, ad industrie straniere; questo prodotto è la sicurezza della Patria. Patria e Libertà non sono cose negoziabili, si ottengono con grandi sofferenze fisiche ed economiche e occorre difenderle sino al supremo sacrificio!

Secondo il Decreto Interministeriale del 13/07/1998 La Règia, oggi denominata Polo di Mantenimento delle Armi Leggere, doveva avere la seguente missione: assicurare l’efficienza delle armi portatili di Reparto, automatiche e semiautomatiche, relativi accessori, attrezzature di riparazione e di collaudo e parti di ricambio, nonché di materiali vari ed equipaggiamenti (giubbetti A/P,elmetti ecc.). Nel tempo tale prospettazione si è rivelata riduttiva in quanto alle attività già in corso presso l’Ente all’epoca della ristrutturazione se ne sono aggiunte delle nuove su preciso mandato dell’Ispettorato Logistico dell’Esercito. Alla luce delle esistenti realtà produttive in termini di impianti ed attrezzature e delle professionalità presenti, si sono continuate ad effettuare presso il Polo, a seguito di specifica autorizzazione da parte dell’Ispettorato Logistico dell’Esercito, le seguenti attività non previste nel D.I. del 13/07/1998:

  • – Allestimenti di piccole serie qualora non sia possibile ricorrere all’I.P. per motivi di urgenza o irreperibilità sul mercato delle lavorazioni o per indisponibilità da parte della stessa I.P. ad effettuare forniture che per il loro quantitativo non sono considerate remunerative;
  • – Trattamenti di lunga conservazione delle armi;
  • – Allestimento di attrezzature per prove balistiche e collaudo munizioni;
  • – Allestimento di strumenti verificatori relativi alle armi di competenza e cura della relativa documentazione tecnica.

Attualmente l’attività produttiva del Polo, in linea di massima, si può suddividere in parti uguali nei due settori del mantenimento e degli allestimenti.

L’attività di mantenimento negli ultimi anni è andata aumentando sia come quantitativi di armi lavorate che come tipologia delle stesse, avendo il Polo dovuto supplire ad Enti che, a seguito della ristrutturazione dell’Area tecnico-industriale della Difesa, sono stati soppressi.

Le armi che pervengono al Polo per essere revisionate sono completamente smontate, controllate, sostituite le parti che risultano usurate, rinnovati i trattamenti di protezione superficiale, riassemblate e, solo dopo un collaudo unitario a fuoco, sono restituite ai reparti operativi con la vita tecnica ripristinata totalmente, possono praticamente essere considerate nuove.

Le richieste di attività di allestimento da parte dell’Ispettorato Logistico dell’Esercito, da altre FF. AA. e Corpi Armati dello Stato continuano a pervenire con costanza in special modo in quei casi in cui:

  • – le quantità dei manufatti da allestire sono tali da non risultare appetibili per l’industria privata;
  • – i manufatti da allestire erano e sono derivanti da studi e sperimentazioni realizzate in ambito Stabilimento;
  • – la tempistica per un impiego operativo in tempi ristretti non consente il soddisfacimento dell’esigenza mediante un iter contrattuale standard.

La Règia, che io vedo come un prezioso gioiello della capacità manifatturiera italiana, purtroppo si è ridotta ad essere un gioiello opacizzato dal tempo, con il pericolo che brunisca irreparabilmente.

Bravissimi operai vanno in quiescenza senza che nessuno sia stato affiancato loro per non disperdere il patrimonio di conoscenza acquisito in tanti anni di lavoro. Inoltre, in un momento così drammatico ed incerto, si dovrebbe considerare che si dispone di uno strumento in grado di contribuire in modo significativo al contenimento delle spese per la difesa. Non bisogna dimenticare, infatti, come l’adozione di un’arma prodotta principalmente da fabbriche statali garantì indipendenza dal mercato internazionale delle armi, che verso la fine del XIX, secolo stava conoscendo uno sviluppo frenetico con prezzi sempre più alti, e svolse inoltre un’azione calmieratrice del mercato stesso, costringendo le fabbriche private a praticare prezzi in linea con i costi, ovviamente più contenuti, delle fabbriche statali. Una volta tanto, riferendosi a scelte governative oculate, il detto “chi fa da sé fa per tre” si rivelò una scelta giusta perché favorì l’occupazione, contribuì a mantenere viva una forte tradizione armiera e contenne i costi. Per la cronaca, il prezzo pagato nel 1918 per un fucile ’91 completo di baionetta cinghia in cuoio ed accessori per la pulizia era di 23,24 lire e lo stipendio di un operaio era di 6 lire mensili, mentre i fucili degli avversari, l’Austriaco Steyr mod 1895 ed il tedesco Gewer 1898, costavano circa quattro volte di più. Se la Ex Règia fosse rimessa in grado di produrre armi intere, anche senza fare la produzione numerica, ma anche una sola arma/giorno, potrebbe mantenere la funzione calmieratrice del mercato obbligando le fabbriche civili a fornire le armi a prezzo congruo. Inoltre, in tempi in cui le commesse militari languono, la fabbrica potrebbe lavorare per terzi, il regolamento lo consente, facendo utili! Potrebbe tranquillamente produrre per chiunque necessiti di manufatti di meccanica fine, meccanica varia, carpenteria metallica; lo ha già fatto una volta quando, al termine della seconda Guerra Mondiale, faceva letti per gli ospedali, morse da banco per tutti i ministeri, moltissimi particolari per le carrozze ferroviarie delle Ferrovie di Stato ecc… Inoltre si potrebbero creare un centro Nazionale di balistica forense ed uno di restauro di armi antiche artistiche e rare i cui servizi potrebbero essere offerti agli enti dello stato al puro prezzo di costo.

Anche tra il 1919 e il 1921, per mancanza di commesse, l’attività dello Stabilimento diminuì al limite della paralisi che fu superata con il ripristino di parti d’arma e con vari studi e trasformazioni che permisero la piena ripresa dello Stabilimento. Gestito con moderni metodi aziendalistici lo stabilimento potrebbe assumere fino a 1000 persone e generare altrettanto indotto qualificato. Basterebbe poco, una spazzolatina ed il gioiello tornerebbe a brillare!

Un gioiello che è considerato polo di eccellenza non solo per le sue tradizioni ma principalmente per l’elevata professionalità che nel tempo ha saputo mantenere e sviluppare a livello nazionale ed internazionale.

Nei molti anni che sono stato in servizio presso la ex Règia F. A., anni bellissimi, interessanti ed appaganti sotto il profilo sia umano che professionale, ho avuto modo di conoscere tanti operai, capi operai, periti tecnici industriali, impiegati, funzionari, ufficiali, sottufficiali, uomini e donne che avevano qualcosa di speciale, che non avevo riconosciuto prima in altre realtà similari. Percepivo, epidermicamente questa specialità ma non sapevo darle una connotazione. Poi, parlando con loro, non solo di lavoro, ma anche di quotidianità, mi sono reso conto che, chi più chi meno, tutti avevano la fabbrica nel cuore, si sentivano orgogliosi di farne parte, onorati di lavorare per essa, un sentimento che è la consapevolezza di lavorare per un fine prezioso che non ha prezzo, la sicurezza della Patria. Tanti anni di generoso lavoro, di sacrificio di dirigenti e maestranze,di vite spezzate per salvare la fabbrica dalla chiusura o sacrificate in battaglia al seguito dei reparti combattenti, meritano attenzione, considerazione e rispetto. La Règia è un’importantissima realtà industriale che è vanto della città di Terni, fonte di reddito per tante famiglie, preziosa risorsa per la Nazione.

Si prenda coscienza che finché ci sarà un esercito, ancorché ridotto al lumicino, questo avrà bisogno di una fabbrica d’armi e che questa non potrà essere altra che la Règia di Terni, perché è una azienda pubblica sulla quale si può fare completo affidamento, che può garantire meglio di qualsiasi altra il perseguimento degli scopi e degli obiettivi. Ma per farlo deve ricominciare a produrre armi intere, per mantenere il know how necessario ad esercitare la funzione calmieratrice del mercato. Solo per questa via si possono costringere i fornitori di armi e materiali connessi a praticare prezzi onesti, mettendo lo Stato nella condizione di contrattare una fornitura ad un certo prezzo e con certi standard qualitativi anche con la minaccia della autocostruzione del materiale necessario.

I ternani di oggi possono prendere esempio dai padri e dai nonni, i quali nel 1946 e ancor prima nel 1921, scesero in piazza per salvare la loro fabbrica dalla chiusura!

La città di Terni ha perso industrie importanti, la Bosco, la Basell, la SIT, la ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni sarà presto ceduta ad altra impresa che con tutta probabilità si terrà una minima parte del personale oggi impiegato, e ancora abbiamo perso la filiale della Banca d’Italia, pare ormai deciso che la ASL verrà trasferita a Foligno, la Provincia sarà presto un ricordo. Non lasciamo che sopra le nostre teste si decida di chiudere una realtà industriale utile come la Fabbrica d’Armi, altri posti di lavoro in fumo, altro benessere collettivo che si distrugge.

 

Gen B.(RIS)

Micheli Dott. Aldebrano

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