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Il ponte Dom Luis I
Il ponte Dom Luis I

I ponti Eiffel di Oporto Maria Pia e Dom Luis I (Portogallo)

Il ponte di Dom Luis I, meraviglia ingegneristica del XIX secolo progettata dall’allievo di Alexandre Gustave Eiffel, l’ingegner Theophile Seyrig, che aveva vinto un vero e proprio concorso internazionale, quello che oggi chiameremmo una gara d’appalto ad evidenza internazionale. Fu inaugurato il 31 ottobre 1886, in sostituzione di un precario ponte pedonale di barche e di un ponte sospeso, il Maria II, del quale restano due piloni sui quali si è stabilito un caratteristico ristorante, rappresentando per l’epoca il più lungo ponte in ferro mai realizzato. Dieci anni prima Eiffel aveva completato sullo stesso fiume il ponte Maria Pia, che servì degnamente al completamento della Linha do Norte, la ferrovia che collega Porto con Lisbona, la capitale del Paese, contribuendo anche a conferire lustro tecnologico alla monarchia.

Il ponte Maria Pia in costruzione
Il ponte Maria Pia in costruzione

Non consentendo il fondale del Duero un posizionamento affidabile di piloni fu scelta l’opzione dell’arcata unica, che con i suoi 160 metri era la più lunga del suo tempo. La progressiva obsolescenza, solo piccoli treni lo potevano percorrere a velocità non superiori ai 20 Km/h, portò alla sua chiusura al traffico nel 1991, sostituito dal vicino e altrettanto imponente Ponte São João. A qualcuno è venuto in mente di smontarlo e “valorizzarlo” in un’altra zona della città, come ipotizzato in Italia per la passerella Telfer dell’ex elettrochimico di Papigno, costruita con la stessa tecnologia di chiodatura a caldo. Per fortuna il ponte Maria Pia oggi è monumento nazionale, il più importante del patrimonio industriale portoghese, è stato anche dichiarato International Historic Civil Engineering Landmark dalla American Society of Civil Engineers.

Pilone del ponte Maria II con il ristorante
Pilone del ponte Maria II con il ristorante

Il ponte Maria Pia mette in comunicazione i turisti con la parte più ricca di resti archeoindustriali, una delle più importanti attrattive di Oporto. Le ciminiere delle industrie diffuse sono state per la maggior parte conservate come una sorta di “belle torri”, costituendo oggi un elemento del paesaggio urbano, testimonianza non solo del dinamismo industriale del XIX e XX secolo, ma anche della sensibilità e lungimiranza di una classe dirigente che ha saputo sfruttare a fini turistici un patrimonio edilizio che altrove si è semplicemente dissolto per fare posto a squallidi centri commerciali o anonimi alveari residenziali. La rivoluzione industriale ha connotato in modo diffuso questa città ma soprattutto ha lasciato le sue tracce nei quartieri orientali di Bonfim e Campanhã, nei quali in precedenza erano presenti alcuni mulini a acqua. L’arrivo della linea ferroviaria e la costruzione del ponte Maria Pia permisero il collegamento di questa area con il resto del paese, favorendo l’insediamento di grandi mulini industriali, aziende alimentari, tessili e chimiche. In una sorta di analogia con il complesso industriale della Terni polisettoriale, nel 1927 fu costruita in quell’area un grande centrale termoelettrica, alimentata dal carbone estratto in una vicina zona mineraria, e nel 1947 si insediò una fabbrica per la produzione di carburo di calcio, che impiegava i surplus energetici della vicina centrale.

La costruzione del Dom Luis nel corso del 1881
La costruzione del Dom Luis nel corso del 1881

In breve Oporto divenne la capitale industriale del paese, ambita sede di uffici di rappresentanza delle principali aziende portoghesi, primato che ancora oggi detiene, seppure in misura ridotta rispetto al recente passato, anche a causa delle ricorrenti crisi economico finanziarie mondiali, che hanno colpito questa nazione più intensamente di altre. Lo stato di abbandono delle antiche fabbriche è diventato comunque uno dei principali elementi di attrazione dei turisti in questa area, rappresentando persino uno dei presupposti del suo fascino, anche se non tutto è abbandono, anzi sono molto frequenti i musei aziendali e di archeologia tecnico industriale, come il Museu dos Transportes e Comunicações, le Cantine del Porto a Vila Nova De Gaia, o vecchi edifici di servizio restaurati, come la bellissima stazione ferroviaria di São Bento. In questa area nel 1917 è stato inoltre edificato un elegante boulevard, l’Avenida Dos Aliados, con bellissimi edifici sedi di banche e assicurazioni. Gli altri ponti presenti alla foce del Duero sono il Ponte Arrábida, inaugurato nel 1963, il Ponte São João, del 1991, Ponte do Freixo, 1995, e Ponte do Infante, del 2002. Poi c’è l’altro gioiello della famiglia Eiffel, il ponte Dom Luis, che seppure potenzialmente meno famoso del Maria Pia ha rubato a quest’ultimo la scena, essendo meta privilegiata del turismo locale, forse per la sua maggiore complessità di costruzione e per lo sviluppo più articolato.

Il ponte Dom Luis oggi
Il ponte Dom Luis oggi

Con due piani e un impressionante arco di ferro mette in comunicazione Oporto e Vila Nova De Gaia, dove si trovano le famose cantine di Porto. La parte superiore è destinata al transito di mezzi su rotaia mentre la parte inferiore è riservata al passaggio degli automezzi, i pedoni hanno a disposizione un marciapiede in tutti e due i piani. Dal piano superiore è possibile apprezzare un bel punto di vista del Duero e del quartiere cartolina della Ribeira, delle bodegas del vino, Calem, Offley, Taylor’s, Sogevinus e altre, con le raffinate e vistose insegne che fanno bella mostra di se sopra i tetti dei magazzini, mentre al piano inferiore si trova un elegante ristorante caffetteria con terrazza, proprio ai bordi del fiume, ricavato sui piloni del dismesso ponte Maria II. Il ponte è costruito su due impalcati in ferro, quello superiore lungo circa 385,25 m a 62 m di altezza dal fiume e quello inferiore lungo 172 m a 10 m dal fiume, ambedue sostenuti da un arco in ferro con una campata di 172 m tra i supporti e cinque pilastri intermedi, per un peso complessivo di circa 3000 tonnellate di ferro.

La "firma" di Eiffel
La “firma” di Eiffel

La sua conservazione e vera valorizzazione ha origine con la famosa Rivoluzione dei Garofani del 1974, anno nel quale fu costituito il CRUARB, Comissariado para a Renovação Urbana da Àrea Ribeira Barredo, che si occupò della programmazione degli interventi di recupero del patrimonio edilizio cittadino, che in quel periodo versava in precarie condizioni. L’operato del CRUARB si è sviluppato essenzialmente su due direttrici, quella della ricostruzione fedele del tessuto edilizio esistente ma deteriorato, da qualcuno definita anacronistica1, e quella della evoluzione progettuale. Possiamo affermare che i ponti di Oporto e le sue edilizia industriali letti secondo una chiave vitruviana, ovvero sotto il profilo della loro firmitas e utilitas e secondo un’altra chiave, più utilitaristica, rappresentano un patrimonio, ovvero un “insieme di valori spirituali, culturali, sociali o materiali che appartengono per eredità o per tradizione a una collettività …”2, un insieme complesso, traccia e simbolo di un epoca, che non è giusto sia distrutto per consentire la sovrapposizione di un’altra traccia dei tempi, solo per scopi meramente utilitaristici.

La Stazione di Sao Bento
La Stazione di Sao Bento

La città di Oporto sotto questo punto di vista rappresenta anche uno dei laboratori nel quale si esercita anche la difficile arte della scelta di cosa sia degno di conservazione e musealizzazione, cosa sia degno di riuso e possa essere distrutto, evidenziandosi in questo ambito quanto sia importante l’approfondimento e la ricerca documentale, alla ricerca di quei valori aggiunti che consentono di salvare un bene edilizio piuttosto che un altro.

1 Cfr., Antonio Esposito, Riabi(li)tare Rua de São João Proposta di intervento sulla preesistenza architettonica nel centro storico di Porto, tesi in composizione architettonica, Università di Bologna, a. a. 2013/2014;

2 Dizionario della lingua italiana De Mauro, in: http://dizionario.internazionale.it/parola/patrimonio