Il saccheggio nell’area dell’ex Lanificio Gruber è ormai arrivato a livelli di irreparabilità. I soliti ignoti hanno asportato dall’edificio principale del Lanificio tutte le ottocentesche colonne di ghisa, segandole a pochi centimetri dalla base, mentre all’esterno, in prossimità della vasca di carico della centrale idroelettrica dell’opificio, con la stessa tecnica, hanno tagliato alla base e rubato un traliccio di inizio XX secolo, ultimo esemplare del suo genere, di cui paradossalmente resta solo una immagine che sarà pubblicata nel prossimo numero di una prestigiosa rivista di storia economica.

Per quanto riguarda il monumentale bastione terminale del Canale Nerino i razziatori hanno terminato di prelevare ogni elemento metallico di una paratoia di sfioro, dalla quale hanno recentemente smontato i meccanismi di manovra, mentre stanno preparandosi a portare via le enormi paratoie finali del Canale, avendo tagliato tutta la vegetazione e già asportato le originali griglie anti-detriti.

Tutto continua ad accadere nella più totale indifferenza generale, inspiegabilmente, quasi vi fosse un compiaciuto interesse in modo che tutto sparisca facendo posto a chissà quali altri progetti di riuso delle aree, nel nome del solito “recupero e valorizzazione”. In parole povere: non c’è niente di prezioso, quindi si può demolire senza problemi, dopo che i ladri di metallo avranno compiuto il lavoro più antipatico. Ma questo è solo un sospetto, espresso da chi ha visto massacrare tante altre aree di grande interesse in città.

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Lanificio Gruber: il traliccio nel 2009

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Lanificio Gruber: il traliccio segato alla base, 2013

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Lanificio Gruber, colonna, 2012

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Lanificio Gruber, la colonna distrutta, 2013

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Lanificio Gruber, l’edificio dove sono state asportate tutte le colonne, 2013

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Lanificio Gruber, la paratoia scomparsa