A completamento del Polo Museale del Porto di Trieste, l’inaugurazione della Sottostazione Elettrica è un altro passo avanti per la valorizzazione di un patrimonio di archeologia industriale degno di essere inserito nei patrimoni UNESCO.

«La valorizzazione di elementi ambientali e culturali – ha spiegato nel suo intervento Barbara Degani, sottosegretario al Ministero dell’Ambiente – rappresenta un fattore chiave per la rivitalizzazione e lo sviluppo di questa importante e significativa area portuale, singolare esempio a livello europeo di architettura industriale. In questo luogo potranno infatti misurarsi, nel prossimo futuro, patrimoni umani di alta professionalità con lo sviluppo di nuove opportunità economiche arricchite di rilevanti fattori di eco-sostenibilità. Non verrà pertanto creato solamente uno spazio attraente dove investire, lavorare, produrre e vivere, ma verranno altresì promossi – attraverso interventi integrati che coinvolgano gli operatori pubblici e privati – il recupero del territorio e del suo patrimonio urbanistico indirizzando la fruibilità dei servizi anche a fini turistici. In tal senso la suddivisione dell’area in 22 unità stimolerà proposte di riuso con una alta capacità di aggregazione».

«L’iter amministrativo di riqualificazione dell’intero comprensorio del Porto Vecchio – ha rilevato Barbara Degani – giungerà a compimento con la conclusione del procedimento in corso per l’assentimento delle relative concessioni demaniali che, assieme all’implementazione delle proposte produttive e portuali, si prefigge quale obiettivo una qualificata valorizzazione del porto e della città di Trieste all’interno di un quadro economico, occupazionale e ambientale concretamente sostenibile. L’iter seguito dall’Authority per il rilascio della certificazione ambientale europea Emas, l’adesione dell’Autorità Portuale alla richiesta di collaborazione per l’attivazione, la promozione e lo sviluppo della Riserva della Biosfera MAB UNESCO dell’Area Marina Protetta di Miramare e della Costiera Triestina proposta dal WWF, che includerà l’area terrestre del Punto Franco Vecchio e gli antistanti specchi acquei, per una superficie complessiva di oltre 2.000 ettari, sono la perfetta strategia per arrivare a una portualità complessiva sempre più green e rispettosa dell’ambiente che la circonda».

«In particolare nella Sottostazione – ha spiegato Alfonso Maria Rossi Brigante, presidente dell’Istituto di Cultura Marittimo Portuale – troverà collocazione la documentazione relativa al patrimonio storico-portuale oltre all’esposizione degli elementi tecnici per la produzione energetica che ha permesso la movimentazione, insieme alla centrale idrodinamica degli apparati elettromeccanici del porto».

Un’attenzione privilegiata è rivolta verso i fondi archivistici, la cartografia storica, le costruzioni marittime portuali, i magazzini insieme alle tracce delle strutture d’inquadramento territoriale (reti di comunicazione, viabilità, opere idrauliche, sistemazione della vegetazione originaria).

«Siamo oggi in grado – sono parole di Rossi Brigante – di delineare nuovi programmi d’intervento, volti alla valorizzazione del patrimonio architettonico e ambientale, attraverso diverse scelte d’intervento nel recupero dell’identità di questo importante distretto storico portuale».

SCHEDA DELLA SOTTOSTAZIONE ELETTRICA

Quell’edificio discreto e silenzioso, che si trova accanto alla Centrale Idrodinamica lungo la strada ferrata, nell’area retrostante al Bacino 0 in direzione di Barcola, è la Sottostazione Elettrica di riconversione rimasta in funzione fino al 1989 e ancora parzialmente in uso fino al 2006.

Comunemente detta Stazione trasformatori, costruita nel 1913 per la trasformazione dell’energia elettrica per i diversi siti del Punto Franco, resta insieme alle attrezzature interne, a testimonianza di un periodo storico importante del nostro porto

La sala dei trasformatori, le gallerie protette, le scale, le guide per gli argani, le apparecchiature elettriche e la disposizione degli arredi, le vetrinette divisorie confermano ancora oggi la dignità e il prestigio di quell’architettura industriale che Trieste può vantare nel suo patrimonio storico.

In quegli anni il Porto di Trieste risultava il quinto in Europa per volume di traffici (1913) e doveva adeguare le sue attrezzature al loro incremento anche con nuovi edifici “speciali”. L’edificio viene costruito per il necessario e urgente ampliamento della già esistente Sottostazione nel complesso della Centrale Idrodinamica.

Questo edificio speciale si distingue dalle altre costruzioni (magazzini e hangar) dell’arch. Giorgio Zaninovich, in quegli anni a capo della direzione tecnica del Porto, associandosi ai varchi del muro di cinta, all’Edificio n. 5 (Casa degli operai), alla ormai demolita espositura doganale (Dogana vecchia) sul Molo Sanità, e alla Locanda Piccola.

La particolarità e i caratteri stilistici delle opere dell’architetto Zaninovich si fondano sugli insegnamenti della sezione edile della K.K. Triest Staats Gewerbeschule, che frequenta dal 1891 al 1895, sulla formazione all’ Accademia di Vienna (1899-1902) e alla Wagnerschule, ma anche nella sua attività di progettista dell’impresa della Pittel&Brausewetter che costruisce a Trieste nel Porto Vecchio il complesso dei Magazzini 2, 2a e 4.

Trieste, 22 marzo 2014

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