Nel regno di Napoli l’industria della carta si sviluppò nel XVI secolo grazie a Carlo V che eliminò i tributi sulla materia prima e tutto ciò che era relativo al processo di stampa. Per l’abbondanza delle acque uno dei maggiori centri di produzione divenne la Valle del Liri grazie anche all’apporto del Fibreno, del Rapido ed un gran numero di torrenti secondari. Nuovo impulso si ebbe durante il decennio francese quando fu incrementata la produzione della cartiera di Isola del Liri cercando anche di migliorarne la qualità. Logisticamente si trovavano le condizioni migliori perché lo stabilimento sorgeva nei pressi delle cascate formate alla confluenza del Liri e del Fibreno, inoltre le montagne del circondario offrivano legno in grande quantità. I maggiori impianti erano le Cartiere Meridionali, Mancini e Viscogliosi ma la prima cartiera ad adottare moderni metodi di produzione fu quella fondata nel 1812 da Carlo Antonio Beranger poi passata a Carlo Lefebvre che aveva già dato vita alla Cartiera del Fibreno. In due decenni la Valle del Liri divenne il più grande centro produttivo del regno segnando profondamente il paesaggio urbano. La Società dello Cartiere Meridionali gestiva due stabilimenti, uno situato nei pressi della Cascata dell’Anitrella dove si fabbricava carta a base di cenci per sigarette ed imballaggio di agrumi, insieme all’impasto di legno che era inviato alla Cartiera del Liri che produceva carta per scrivere, per la stampa di quotidiani ed anche pergamenata, con un processo produttivo migliore di quello all’acido solforico. Queste fabbriche erano dotate di cinque macchine continue, tra le quali spiccava quella, modernissima, fornita dalla Escher Wyss, grazie alle quali producevano 3.600 t di carta all’anno anno. Le Cartiere Meridionali potevano annoverare anche uno dei più grandi motori elettrici installato all’epoca in Italia per uso industriale, fornito dalla A. E. G., di tipo asincrono trifase, in grado di erogare 660 kW effettivi a 9.000 V, direttamente accoppiato mediante un giunto Zodel all’albero principale che forniva forza motrice a tutto lo stabilimento. L’A. E. G. fornì in dotazione anche il relativo alternatore trifase da 900 kW, azionato per accoppiamento diretto da una turbina della Rira Monneret e C. a reazione, asse orizzontale. All’inizio del Novecento tutte le cartiere si dotarono di centrali idroelettriche per la produzione in proprio di forza motrice, tra cui spiccavano gli impianti di Anitrella e quello del Liri. La prima, entrata in funzione nel 1907, fu poi ricostruita più a valle per utilizzare un salto massimo di 40 m e poteva derivare una portata massima di 6,5 mimpiegata sia dall’impresa Ottavi, sia dalle Cartiere Meridionali. La sala macchina era dotata di tre turbine della potenza complessiva di 920 kW, poi elevata a 1.830 kW, mentre la seconda, posta in esercizio nel 1910, sfruttava un salto del ramo sinistro del Liri già utilizzato dagli stabilimenti Mazzetti e Sarra. Con una quota geodetica di 22 m ed una portata di 2,2 m3, le due turbine erogavano complessivamente 550 kW. Di rilievo era anche la Cartiera S. Carlo, di proprietà del Conte di Balsorano, specializzata nella produzione di carta da parati, dalle più economiche alle più sofisticate, grazie anche ad un macchinario in grado di imprimere fino a 24 colori durante un solo passaggio del rotolo e quella del Fibreno che produceva circa 2.400 t. di carta d’ogni genere. 

sola del Liri - Cartiere Meridionali
Isola del Liri – Cartiere Meridionali
Isola del Liri - Cascata
Isola del Liri – Cascata
Isola del Liri - Diga della cartiera Mancini
Isola del Liri – Diga della cartiera Mancini
Isola del Liri - Fiume Liri
Isola del Liri – Fiume Liri
Isola del Liri - Ingresso delle Cartiere Meridionali
Isola del Liri – Ingresso delle Cartiere Meridionali
Isola Liri - Cascata con i mulini
Isola Liri – Cascata con i mulini
Isola Liri - Cascata con il valcatoio
Isola Liri – Cascata con il valcatoio
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