La centrale idroelettrica sull’Adige presso Verona, fu messa in esercizio nel 1907 e l’ingegnere Paolo Milani, l’ideatore dell’impianto, decise di ripristinare il preesistente Canale Giuliari, costruito già dal 1882 ed abbandonato poi per ragioni di natura tecnica ed economica, utilizzandone l’edificio di presa ed il primo tratto cui fu aggiunto il nuovo canale che si congiunge all’Adige presso S. Giovanni Lupatoto. Il fiume fu sbarrato in località Santa Caterina, presso Verona, mediante una diga realizzata sotto l’alveo con soglia di pietra e cavalletti in ferro del tipo Poirée, mentre la paratoia consisteva in un meccanismo Mariniére della luce di 7 m, scelto per la rapidità operativa resa necessaria dalle variazioni delle condizioni idrometriche del fiume. Il vecchio edificio di presa Giuliari, opportunamente modificato per le esigenze della nuova portata, era strutturato in quattro bocche con chiusura a paratoia. Dall’edificio, per una lunghezza di 3.419 m, l’esistente Canale Giuliari fu opportunamente ampliato e sistemato per la nuova portata di 60 m3/s, aumentabile fino a 100 per compensare della diminuzione del salto finale nei periodi di bassa portata. Nel punto in cui termina il tronco di Canale Giuliari ha origine il nuovo Canale Milani, che ha una lunghezza di 3.877 m. Quest’ultimo, scavato quasi completamente in trincea, è, come il primo, rivestito con muratura cementizia dello spessore di 15-20 cm e nel suo tratto finale si allarga per formare il bacino di carico delle turbine, lungo di 350 m e largo 48 per una superficie complessiva di 15.000 m2,utile poter accumulare l’acqua in esubero nelle ore di poco consumo, a beneficio delle ore di massimo carico. Per evitare forti variazioni di dislivello d’acqua, furono applicati, lateralmente allo sfioratore, dieci sifoni autolivellanti tipo Gregotti, che permettevano lo scarico quasi istantaneo di tutta la portata del canale con una variazione massima del livello dell’acqua di soli 7 cm. Dal bacino di carico, attraverso una griglia della lunghezza di 50 m, l’acqua passava nelle camere libere delle turbine, due più piccole per le eccitatrici collocate in mezzo e tre più grandi da ognuna delle due parti per gli alternatori. Inizialmente furono montati cinque gruppi idroelettrici, costruiti della Riva di Milano, ad asse orizzontale, con ruote situate in camere libere e in muratura, direttamente accoppiate agli alberi degli alternatori, in grado di utilizzare una portata variabile dai 18 ai 20 m3/s con un salto di 10,30 m e capaci di sviluppare circa 1.400 kW effettivi ciascuno. Nei pressi della sala macchine si trovavano la sala degli alternatori, lunga 54 e larga 9 ed un edificio di cinque piani, che conteneva i trasformatori, i quadri e gli e apparecchi di protezione. A circa 100 metri da quella idroelettrica, con lo scopo di compensare eventuali periodi di magra dell’Adige, nel 1908 fu messa in esercizio una centrale termoelettrica a carbone della potenza di 2.200 kW ottenuti grazie ad una turbina vapore Westinghouse, alimentata da tre caldaie Belleville. La distribuzione era affidata ad una rete di 21 Km con linee a 10 kV, in grado di ad alimentare i centri vicini per un raggio di 15 Km. Nel corso degli anni l’impianto idroelettrico, comunemente chiamato la “Bassona”, assunse la denominazione di Sorio Vecchia, in quanto fu affiancato da Sorio Nuova, costruito nel 1936. Attualmente la centrale originaria può contare su una portata di media di 5,20 m3/s che gli consente di sviluppare una potenza di 550 kW.

Edificio di presa
Edificio di presa
Paratoia cilindrica
Paratoia cilindrica
Centrale termoelettrica
Centrale termoelettrica
Sala degli alternatori
Sala degli alternatori
Centrale di Sorio Vecchia, oggi
Centrale di Sorio Vecchia, oggi
Condividi: