La Società Anonima per le Forze Idrauliche di Trezzo sull’ Adda fu costituita nel 1904 per iniziativa di Cristoforo Benigno Crespi, che già da tempo aveva fatto compiere studi e rilievi per l’utilizzazione dell’Adda sotto il Castello di Trezzo. La centrale idroelettrica, entrata in funzione nel 1906, utilizzava un salto variabile fra 5,50 ed 8,00 m ed una portata parimenti variabile da 35 a 105 m3. Il progetto architettonico fu affidato a Gaetano Moretti che lavorò insieme all’ingegner Adolfo Corvi, responsabile degli aspetti tecnici dell’opera. Questa commistione tra ingegneria e architettura, tipica degli inizi del XX secolo, coniugava la necessità di realizzazione dell’opificio con uno studio accurato delle forme. Il Crespi aveva espressamente richiesto che la centrale si inserisse nel contesto paesaggistico fluviale evitando soluzioni di eccessivo impatto, un esempio di imprenditore illuminato, molto comune all’epoca, genere oggi quasi completamente sconosciuto, fatto salvo qualche esempio nel nord Europa. La struttura in cemento fu completamente rivestita di pietra di ceppo estratta dal fiume. Le numerose aperture, le fitte frastagliature della facciata e della decorazione esterna e il coronamento merlato che riprende le forme del castello soprastante. La presa fu realizzata direttamente in fregio al fiume, innalzando il pelo d’acqua mediante uno sbarramento a valle della presa, costituito da una robusta diga in calcestruzzo, con cavalletti tipo Poirée, della lunghezza di 80 m, appoggiata su fondazioni che si spingono fino a 21 m di profondità. La diga, capace, a cavalletti rovesciati, di un deflusso di 600 m3, è dotata da uno scaricatore con tre paratoie, manovrabili elettricamente, in grado di smaltire una portata di 100 m3 ciascuna. La navigazione fluviale, che sarebbe stata resa impossibile dallo sbarramento, fu mantenuta, grazie alla creazione di un breve canale di navigazione, con una conca, idonea a far superare alle imbarcazioni il dislivello esistente di 8 m. Lo scarico dell’acqua avviene grazie a di due canali realizzati in galleria, che sottopassano il castello. L’officina ospita nove turbine idrauliche di cui sei Riva di Milano e tre della Escher Wyss di Zurigo. Le macchine, tutte ad asse verticale, direttamente accoppiate all’alternatore, funzionano a 105 giri/min e sono capaci di fornire circa 920 kW ciascuna, corredate da due piccole turbine da 150 kW, per l’eccitazione. Oggi la centrale, che conserva ancora i macchinari originari perfettamente funzionanti, assieme alle indiscutibili e numerose testimonianze di archeologia industriale presenti lungo questo tratto dell’Adda ed al patrimonio naturale rappresentato dal fiume e dal territorio circostante sono al centro di una serie di iniziative di valorizzazione ambientale, paesaggistica e turistica dell’area tutelata con l’istituzione del Parco Adda Nord.

Di Massimo Roselli - http://massimo.roselli.info, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2675911
Turbina. Foto dii Massimo Roselli – http://massimo.roselli.info, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2675911
Sbocco del canale di scarico
Sbocco del canale di scarico
Scaricatore a paratoie fra la diga ed il canale di navigazione
Scaricatore a paratoie fra la diga ed il canale di navigazione
Scavo per fondazione dello scaricatore
Scavo per fondazione dello scaricatore
Centrale Taccani
Centrale Taccani
Condividi: