La centrale idroelettrica ad acqua fluente di Villetta Barrea fu inaugurata nel 1910 nel pieno del periodo in cui molte municipalità italiane si dotarono di propri impianti di produzione. La derivazione sfruttava opere preesistenti, già utilizzate per il vicino mulino ed una gualchiera. Distrutta durante la seconda guerra mondiale dalla truppe tedesche in ritirata, fu ricostruita nel 1952 per poi passare in gestione all’ENEL in seguito alla nazionalizzazione. L’ente effettuò un consistente rinnovamento, così la piccola officina potè proseguire a fornire energia ai comuni di Comuni di Villetta Barrea e Civitella Alfedena. Tuttavia da metà degli anni sessanta e fino al 1995 la produzione rimase interrotta per riprendere dopo l’esecuzione di interventi di risanamento all’opera di presa, al canale di derivazione ed alla sostituzione della turbina. Tuttavia un nuovo cedimento delle opere di presa, occorso durante l’alluvione del 2015, ha determinato un nuovo fermo macchine. La derivazione media, pari a 4 m3. avveniva dal fiume Sangro con una canale lungo 650 m che adduceva le acque mediane una coppia di paratoie, una per la turbina e l’altra per il troppo pieno. Il salto utile, 6 m, alimentava una turbina ad asse verticale tipo semi-Kaplan per una producibilità pari a 352,94 kW. Nei pressi si trova l’interessante Museo dell’Acqua che ospita una fedele ricostruzione del mulino, mentre all’esterno sono esposti due vecchi alternatori. Il Comune di Villetta Barrea grazie al partenariato con una azienda privata che si occuperà della gestione ed una campagna di crowdfunding sta portando avanti un progetto di riattivazione della centralina, che da sola sarà in grado di coprire il fabbisogno del piccolo centro in provincia dell’Aquila, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, facendolo divenire uno dei primi esempi di comunità ad impatto energetico quasi zero. Questa vicenda è un pò un paradigma della produzione di energia elettrica nei comuni italiani: fortemente voluta nei primi venti anni del novecento, poi passata in secondo piano con la costruzione dei grandi impianti a partire degli anni trenta, dimenticata per trent’anni dopo la creazione dell’ENEL ed infine tornata prepotentemente alla ribalta dopo la liberalizzazione del mercato e la volontà di abbandonare i combustibili fossili, mai così sentita come in questo momento.

Paratoia della turbina e del troppo pieno
Paratoie della turbina e del troppo pieno
Canale di scarico del troppo pieno
Canale di scarico del troppo pieno
Vecchio alternatore esposto nei pressi della centrale
Vecchio alternatore esposto nei pressi della centrale
Vecchio alternatore esposto nei pressi della centrale
Vecchio alternatore esposto nei pressi della centrale
Interno del vecchio mulino
Interno del vecchio mulino
Canale di scarico del vecchio mulino
Canale di scarico del vecchio mulino
La cerimonia di inaugurazione della centrale nel 1910 (Foto esposta all'interno del Museo dell'Acqua)
La cerimonia di inaugurazione della centrale nel 1910 (Foto esposta all’interno del Museo dell’Acqua)
La centrale durante i primi anni di attività (Foto esposta all'interno del Museo dell'Acqua)
La centrale durante i primi anni di attività (Foto esposta all’interno del Museo dell’Acqua)
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