Il ponte, noto anche come ponte di S. Michele o ponte Rothlisberger, fu costruito tra il 1887 ed il 1889 dalla Società Nazionale delle Officine Savigliano su progetto dell'Ingegnere svizzero Rothlisberger (1851-1911), all'epoca capo ufficio tecnico delle Officine di Savigliano, sopra una gola che il fiume Adda forma in località Paderno d'Adda. E' unanimemente considerato come un vero e proprio simbolo dell'archeologia industriale in Italia e una delle più interessanti realizzazioni dell'ingegneria italiana nell'Ottocento. E' lungo 226 m e alto 85m ed è percorso dalla strada ferrata e dalla strada provinciale per Bergamo.
La costruzione del ponte senza piloni nel fiume permetterebbe anche la possibilità di rendere il fiume navigabile nel tratto Lecco Milano. L'unica campata in ferro, di 150 m di diametro, sostiene, tramite 7 piloni in ferro, un'impalcatura a due livelli. Nel livello inferiore si trova una ferrovia elettrificata, la Milano Bergamo via Carnate, e su quello superiore si trova la strada Como Bergamo. Per la realizzazione sono stati utilizzati 100.000 chiodi, nessuna saldatura, 5.000 metri cubi di pietra di Moltrasio e 1.200 metri cubi di granito di Baveno, per la base di appoggio.
Per il ponte di servizio vennero usati 1800 m3 di abete di Baviera, per l'arco, le pile e la travata, 2500 tonnellate di ferro. La leggenda narra che il progettista si sia suicidato prima del collaudo temendo che non potesse essere superato, in realtà egli morì di vecchiaia, ed il ponte ancora oggi, senza alcun intervento di restauro sostanziale in oltre un secolo di vita, rimane una delle principali vie di comunicazione ferroviaria tra Milano e Bergamo.
In questa zona sono presenti anche numerose centrali idroelettriche. Il più antico monumento industriale tra quelli rimasti ancora visibili lungo l'Adda è lo stabilimento Velvis di Vaprio d'Adda, che già nel 1857 Cesare Cantù citava nella sua grande illustrazione del Lombardo Veneto per la qualità dei velluti che si producevano. A quell'epoca lo stabilimento apparteneva alla società "Sioli Dell'Acqua & Co.", fondata da Carlo Sioli, Agostino Dell'Acqua e il conte Giuseppe Archinto, rilevata nel 1865 dal duca Visconti di Modrone, da cui prese il nome che ancora oggi la contraddistingue.
A Cassano d'Adda sorge il Linificio Canapificio Nazionale, inizialmente destinato alla semplice filatura, successivamente completato con i reparti per la tessitura e il candeggio del lino e della canapa. In precedenza il luogo era occupato da una filanda, solo nel 1873 la società L.C.N., che possedeva già uno stabilimento a Fara d'Adda, acquistò i fabbricati organizzando l'azienda secondo i modelli inglesi, sia nella progettazione che nei macchinari e, almeno in una prima fase, nel personale dirigente, facendone, verso la fine dell'Ottocento, uno dei più grandi linifici d'Europa. A Brivio, proprio in riva all'Adda, è ancora visibile un ottimo esempio di architettura ricercata applicata ad un edificio industriale. Si tratta della filanda Molinazzo, costruita prima del 1875.
La filanda Abegg di Garlate fu costruita nel 1841 e, dopo essere appartenuta a Gaetano Bruni e alla famiglia Gnecchi, nel 1887 fu acquistata dagli Abegg di Zurigo. Venuto meno, nei primi anni trenta, il lavoro per la filanda, nello stabilimento si continuarono a svolgere le operazioni di stracannatura e di binatura fino al 1950, anno in cui, per iniziativa di Carlo Job, allora responsabile del gruppo Abegg, un'ala dell'opificio, prima riservata agli uffici e alla cernita dei bozzoli, fu destinata a raccogliere il primo nucleo di quello che sarebbe poi diventato il Museo della seta di Garlate.
La costruzione del ponte senza piloni nel fiume permetterebbe anche la possibilità di rendere il fiume navigabile nel tratto Lecco Milano. L'unica campata in ferro, di 150 m di diametro, sostiene, tramite 7 piloni in ferro, un'impalcatura a due livelli. Nel livello inferiore si trova una ferrovia elettrificata, la Milano Bergamo via Carnate, e su quello superiore si trova la strada Como Bergamo. Per la realizzazione sono stati utilizzati 100.000 chiodi, nessuna saldatura, 5.000 metri cubi di pietra di Moltrasio e 1.200 metri cubi di granito di Baveno, per la base di appoggio.
Per il ponte di servizio vennero usati 1800 m3 di abete di Baviera, per l'arco, le pile e la travata, 2500 tonnellate di ferro. La leggenda narra che il progettista si sia suicidato prima del collaudo temendo che non potesse essere superato, in realtà egli morì di vecchiaia, ed il ponte ancora oggi, senza alcun intervento di restauro sostanziale in oltre un secolo di vita, rimane una delle principali vie di comunicazione ferroviaria tra Milano e Bergamo.
In questa zona sono presenti anche numerose centrali idroelettriche. Il più antico monumento industriale tra quelli rimasti ancora visibili lungo l'Adda è lo stabilimento Velvis di Vaprio d'Adda, che già nel 1857 Cesare Cantù citava nella sua grande illustrazione del Lombardo Veneto per la qualità dei velluti che si producevano. A quell'epoca lo stabilimento apparteneva alla società "Sioli Dell'Acqua & Co.", fondata da Carlo Sioli, Agostino Dell'Acqua e il conte Giuseppe Archinto, rilevata nel 1865 dal duca Visconti di Modrone, da cui prese il nome che ancora oggi la contraddistingue.
A Cassano d'Adda sorge il Linificio Canapificio Nazionale, inizialmente destinato alla semplice filatura, successivamente completato con i reparti per la tessitura e il candeggio del lino e della canapa. In precedenza il luogo era occupato da una filanda, solo nel 1873 la società L.C.N., che possedeva già uno stabilimento a Fara d'Adda, acquistò i fabbricati organizzando l'azienda secondo i modelli inglesi, sia nella progettazione che nei macchinari e, almeno in una prima fase, nel personale dirigente, facendone, verso la fine dell'Ottocento, uno dei più grandi linifici d'Europa. A Brivio, proprio in riva all'Adda, è ancora visibile un ottimo esempio di architettura ricercata applicata ad un edificio industriale. Si tratta della filanda Molinazzo, costruita prima del 1875.
La filanda Abegg di Garlate fu costruita nel 1841 e, dopo essere appartenuta a Gaetano Bruni e alla famiglia Gnecchi, nel 1887 fu acquistata dagli Abegg di Zurigo. Venuto meno, nei primi anni trenta, il lavoro per la filanda, nello stabilimento si continuarono a svolgere le operazioni di stracannatura e di binatura fino al 1950, anno in cui, per iniziativa di Carlo Job, allora responsabile del gruppo Abegg, un'ala dell'opificio, prima riservata agli uffici e alla cernita dei bozzoli, fu destinata a raccogliere il primo nucleo di quello che sarebbe poi diventato il Museo della seta di Garlate.
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