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Rosignano Solvay - Villaggio (1947)
Rosignano Solvay - Villaggio (1947)

Villaggio operaio Solvay – Rosignano Marittima (LI)

Premessa

La società Solvay, famosa per i sui brevetti chimici, che tuttavia non sono l’oggetto del presente approfondimento, si distinse in modo particolare anche per la sua politica sociale verso i dipendenti, attuata anticipo rispetto agli obblighi legislativi introdotti da alcuni paesi europei. La Germania, pioniera nella costruzione di uno stato sociale, nel periodo 1883-1889 aveva introdotto su iniziativa del cancelliere Otto von Bismark l’assicurazione malattia (1883), l’assicurazione sul lavoro (1884), una indennità di invalidità e la pensione (1889), mentre In Solvay l’indennità malattia e quella di invalidità furono concesse nel 1878, la cassa pensione nel 1889 la giornata lavorativa di otto ore nel 1907 e le ferie retribuite nel 1913.

Rosignano Solvay - Panoramica
Rosignano Solvay – Panoramica

La realizzazione di villaggi residenziali per operai e impiegati, i cui immobili venivano locati a prezzi quasi simbolici, talvolta ceduti in uso gratuito, i servizi sociali, scuole, impianti sportivi, ospedali, le cooperative di consumo gestite dai dipendenti stessi, rientravano in questo indirizzo di politica industriale e di gestione delle risorse umane (M. Taddia, 2013). Ernest Solvay aveva intuito che per massimizzare la capacità produttiva della fabbrica, in termini di quantità, qualità e affidabilità dei cicli produttivi occorreva coniugare il meglio della scienza tecnica con il meglio delle scienze sociali. Emblematica in tal senso è la frase a lui attribuita da Louis Betrand “La trasformazione delle società moderne, nel senso di una maggiore uguaglianza, è la conseguenza necessaria, inevitabile, dei progressi realizzati in campo scientifico e industriale . . . invece di opporre a queste trasformazioni delle resistenze sterili e vane, gli spiriti veramente conservatori dovrebbero preoccuparsi . . . che esse avvengano gradualmente e senza scosse” (L. Betrand, 1918). Questa considerazione mi pare possa essere presa a emblema di tutto il movimento conservatore europeo del XX secolo, che nella sua migliore espressione ha agito nell’ambito dei partiti democratico cristiani e almeno nell’ambito migliorista dei partiti socialisti.

Il villaggio operaio

La fabbrica della Solvay di Rosignano Marittima sorge su un’area bonificata dai Granduchi di Lorena nella metà del XIX secolo. La costruzione nel biennio 1909-1910 del tratto ferroviario Vada-Livorno trasformò un territorio marginale in un’area costiera interessante, anche per le attività turistiche. Nella vicina Castiglioncello, già famosa per la bellezza del paesaggio, nella seconda metà dell’800 il mecenate e critico d’arte Diego Martelli aveva raccolto nella propria residenza un nucleo scelto di pittori che formarono il gruppo dei macchiaioli. Oltre che la presenza della rete ferroviaria e per la facilità delle comunicazioni marittime, la società chimica belga Solvay & C. preferì questa zona per insediare uno stabilimento per la fabbricazione della soda, in quanto lì vicino erano disponibili le materie prime impiegate nel ciclo produttivo Solvay, ovvero il sale a Ponteginori, calcare a Rosignano Marittimo e a San Carlo e acqua marina per la refrigerazione. Nel 1913 veniva costituita ufficialmente la Solvay in Italia, vennero rapidamente acquisiti alcuni terreni situati tra Castiglioncello Caletta e il fiume Fine, dove si trovava il piccolo insediamento rurale lorenese di Mondiglio, fu realizzato lo scalo ferroviario a servizio della fabbrica, grazie al quale giunsero i materiali indispensabili per la costruzione degli alloggi per i tecnici belgi e per la costruzione dello stabilimento.

Rosignano Solvay - Stabilimenti Solvay - Veduta panoramica
Rosignano Solvay – Stabilimenti Solvay – Veduta panoramica

Le case degli operai, opportunamente costruite a nord dell’impianto industriale per evitare il più possibile l’inquinamento, in breve composero una tipica città industriale dell’epoca, tanto diversa dai moderni quartieri dormitorio con i quali gli architetti del nostro tempo vanno mortificando il territorio e i suoi abitanti, grazie alla presenza di spazi per i servizi sociali, per il tempo libero, per la cultura, lo sport, la cura della salute.
La prima guerra mondiale, che in Belgio era cominciata nel 1914 con la sua invasione da parte delle truppe tedesche, causò notevoli ritardi nella realizzazione, senza tuttavia arrestarla. Così come inarrestabile fu il processo di identificazione del territorio con l’opificio, tanto che nel 1917 il Comune deliberava di denominare Rosignano Solvay il nuovo agglomerato urbano, costituito da edifici produttivi e residenziali, mentre l’antico centro abitato collinare riprese il nome di Rosignano Marittimo.

Rosignano Solvay - Stabilimento
Rosignano Solvay – Stabilimento

L’insediamento residenziale della fabbrica si caratterizzò per l’eterogeneità delle tipologie, accomunate soltanto dallo stile architettonico ispirato a modelli nordici, che riproducevano fuori dall’opificio le gerarchiche interne. Gli edifici furono realizzati su progetto di Jules Brunfaut1, secondo uno stile in uso in Belgio, in nove diverse tipologie, una per il direttore, una per i dirigenti, cinque per gli impiegati e una per gli operai. Nel 1923 furono realizzati i primi gruppi di case operaie quadrifamiliari verso la fascia costiera, ciascuna dotata di ampio orto e giardino, secondo un modello che fu replicato in altri centri industriali italiani, come il villaggio Italo Balbo di Terni, realizzato dalla Società Terni. Nel 1929 la trama urbana di Rosignano Solvay era ormai delineata, erano stati costruiti la dispensa, gli uffici della direzione, le scuole, il circolo teatro, l’ospedale e il casino foresteria. Nel ventennio 1920–40 in conseguenza o grazie ad alcune leggi che impedivano l’esportazione di capitali Ernest Solvay, come tanti altri imprenditori, fu incentivato ad investire nel potenziamento delle dotazioni e delle opere di utilità collettiva. L’ospedale del villaggio, fornito di attrezzature all’avanguardia, garantiva l’assistenza sanitaria, vi trovarono impiego bravi specialisti e personale paramedico; il teatro ospitò le migliori compagnie italiane.

Rosignano Solvay - Scuole industriali
Rosignano Solvay – Scuole industriali

Nella seconda metà degli anni trenta la Solvay incaricò l’architetto Italo Gamberini2 di ammodernare numerosi edifici pubblici e di realizzarne altri secondo uno stile più consono alla realtà locale, con la collaborazione operativa dell’Ingegner Ulisse Seni, responsabile delle costruzioni complementari della Solvay a Rosignano. L’edificato di questo periodo e i progetti rimasti tali rappresentano una preziosa testimonianza della concezione urbanistica e architettonica degli ideatori. Tra gli esemplari più significativi lo stabilimento balneare I Canottieri, 1939, e il villaggio agricolo, 1940.

Rosignano Solvay - Canottieri Solvay
Rosignano Solvay – Canottieri Solvay

Da ultimo l’attività edilizia degli anni quaranta definì la forma urbana attuale, con i lotti squadrati mutuati dallo stile urbanistico dell’antica Roma, posti su una rigorosa griglia ortogonale concepita dall’incrocio tra il viale di accesso alla fabbrica, viale Ernesto Solvay, e la strada di confine dello stabilimento a nord, gli ampi viali, le aree verdi, gli orti, secondo un disegno caratterizzante quello che sarà definito lo stile Solvay, che si osserva in tutti gli altri insediamenti del gruppo. L’ordine e l’autosufficienza, l’unitarietà e il coordinamento, hanno generato l’armonia che ha garantito all’intero complesso una identità stilistica e sociale che non si fermò all’immagine né alla funzione, evitando l’amorfismo sostanziale di taluni siti industriali.

1  Jules Brunfaut, Bruxelles, 1852 – 1942, architetto e ingegnere belga del periodo liberty, autore tra l’altro del celebre Hôtel Hannon di Bruxelles.
2 Italo Gamberini, Firenze, 1907 – 1990, si laureò in architettura nel 1932, fondatore e preside della locale Scuola superiore di architettura. Fu membro dell’ Accademia delle arti e del disegno di Firenze e, dal 1972, accademico corrispondente dell’ Accademia di S. Luca di Roma; fu nominato officier d’académie dal ministero dell’Educazione nazionale francese, che successivamente gli conferì la croce di ufficiale dell’Ordres des palmes académiques. Fu considerato caposcuola della «scuola fiorentina» di studi semantici sull’architettura.

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