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Canale Nerino

Terni. Nuovi danni al ponte diga del canale Nerino

Continua la sistematica distruzione di uno dei siti di archeologia industriale più importanti d’Europa

Sabato 5 maggio, insieme ad alcuni amici del Centro Studi Malfatti, abbiamo fatto una escursione lungo le rive di quel tratto del fiume Nera che corre tra Santa Maria Maddalena e il Ponte Diga del Canale Nerino, con noi c’era anche una inattesa ospite francese. Abbiamo toccato ancora una volta con mano due straordinarie e sconvolgenti realtà, lo stupore che questo luogo può suscitare in un turista, il nostro è scontato ma ancora vivo seppure dopo tantissime visite, e il degrado più assoluto nel quale la città, tutta, ha lasciato anche questo gioiello di unione tra l’architettura della natura e quella dell’ingegno umano.

Ormai il patrimonio culturale, paesaggistico e naturalistico del nostro Comune sta estinguendosi, sotto i colpi di una insensata programmazione dell’uso del territorio, piegata soprattutto, o soltanto, agli interessi dei costruttori di squallidi villini bifamiliari per aspiranti borghesi.

Le sponde del fiume, in quel tratto che è una vera rarità, una unicità, di concrezioni calcaree, sono letteralmente costellate di abusi edilizi, brutte baracche e tanta, tanta immondizia, la maggior parte della quale semplicemente gettata di sotto dalla sovrastante area di vocabolo Casali di Papigno. Il settecentesco canale Pantano è ormai asciutto e prossimo all’interramento, ma il bene che sta peggio è il ponte diga del Canale Nerino, imponente, muto testimone e strumento della prima rivoluzione industriale di Terni, immortalato nel film Acciaio di Walter Ruttmann. La struttura del ponte sta cedendo, smontato una pietra alla volta dalla corrente del fiume e dalla mancanza assoluta di manutenzione. Gli unici interventi umani sono stati peggiorativi, i più recenti, attuati per consolidare le sponde a monte del manufatto, hanno provocato la distruzione di parti della ottocentesca monumentale opera di presa del canale Nerino. Le paratie mobili, fino a pochissimo tempo fa ancora immerse nell’acqua del fiume, sono state alzate, forse nella speranza di diminuire la resistenza opposta alla corrente, ed esposte alla ossidazione come non mai nell’ultimo secolo.

Il martinetto idraulico che si muoveva sul ponte per mezzo di rotaie è stato rimosso e posto all’acqua presso una proprietà privata, l’area della ex casa di guardia del ponte stesso.

Nessuno, tra coloro che sono stati e sono preposti alla gestione degli interessi della collettività ternana, ha provveduto ad occuparsi di questo come di altri manufatti che potevano testimoniare della prima industrializzazione pesante di questa parte di Italia. Il Ponte Diga si avvia a fare la stessa fine che hanno fatto gli edifici dello Iutificio Centurini, del Lanificio Gruber, di parte della SIRI, non crediamo che si possano salvare nemmeno i resti del Canale Nerino e dell’impianto di generazione che si trovava presso il bastione finale, per tutti questi luoghi è previsto lo sfruttamento per fini edilizi. I palazzinari, attraverso i piani regolatori approvati dalla politica che decide nel palazzo comunale di Terni, continuano e continueranno a distruggere tutto ciò che rappresenta la traccia più nobile della nostra storia passata.

Tuttavia l’aspetto ancora più grave dell’irreparabile danno culturale provocato da questa sistematica distruzione è rappresentato dal danno economico. Se immaginiamo lo stupore e il piacere che questi luoghi hanno provocato nella nostra ospite francese e in alcuni ospiti nostrani che non li avevano mai visitati, e non ne conoscevano nemmeno l’esistenza, non è difficile riflettere sulle potenzialità sfumate in termini di turismo naturalistico e archeoindustriale, quindi quantificare l’enorme spreco di posti di lavoro diretti e indotti. In moltissimi siti europei molto meno dotati del nostro si sono sviluppate e prosperano solide realtà di archeologia industriale, mineraria e naturalistica, a Terni si sta finendo di compiere un sacco edilizio paragonabile solo a quello della Palermo dei Ciancimino, e tutto si sta sacrificando alla realizzazione di questa imponente colata di cemento, in una città nella quale la popolazione diminuisce, o nella migliore delle ipotesi resta stabile, mentre i borghi e le aree di edilizia più datata si spopolano e restano in abbandono.

Canale Nerino

Il complesso delle opere di presa del canale Nerino, compreso il ponte diga, raro esempio di sbarramento mobile d’epoca, vive da anni in un ingiustificato oblio e se ciò non fosse già abbastanza grave, recentemente è stato danneggiato per la realizzazione della rete metanifera. Viene spontaneo chiedersi come mai non sia mai stato apposto un vincolo a questo importante monumento industriale, simbolo della storia industriale di Terni.

Canale Nerino

Immagine da http://mappe.virgilio.it/#

Canale Nerino

Il bacino di calma, sotto il pelo dell’acqua, ormai irrimediabilmente compromesso

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La traversa mobile conserva ancora incredibilmente alcune assi di legno, considerato che le opere sono prive di manutenzione dal 1950

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La strada creata sommergendo di terra l’imbocco del canale e lo sfioratore

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Una immagine ravvicinata dei danni arrecati all’imbocco del canale e lo sfioratore

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L’imbocco del canale e lo sfioratore nel 2007, quando era ancora possibile un’opera di recupero

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L’argano di manovra esposto come “trofeo” nell’area di una abitazione privata, asportato senza motivo ed esposto alle intemperie

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Il meccanismo di manovra sul ponte diga, nel 2007

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