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Terni – La SIRI prima della distruzione

(Estratto da “Dalla Ferriera Pontificia alla Zecca di Terni alla SIRI“, Terni, 1995)

I soci fondatori furono l’ingegnere Arturo Bocciardo, allora amministratore delegato della Terni Società per l’Industria e l’Elettricità – Terni Vickers Terni, Carburo- Anonima con sede in Roma e Presidente del Consorzio Velino, il Commendatore Vincenzo Nava, amministratore delegato della società SIAS, Società Italiana Ammoniaca Sintetica Anonima, Luigi Casale, proprietario dei brevetti relativi.

L’atto costitutivo fu stipulato in Roma l’8 luglio 1925, il capitale sociale di £ 5.000.000 venne rappresentato da 10.000 azioni, del valore di 500 lire ciascuna. La società SIAS, con il consenso della Terni, con la quale avrebbe effettuato, di lì a poco, la fusione per incorporazione della SIAS stessa nella Terni, conferì alla SIRI l’immobile della ex Ferriera di v. Campofregoso con tutti gli attrezzi e i macchinari.
La società ebbe sede legale a Terni, inizialmente ne fu stabilita la durata fino al 34/12/1960, termine che venne successivamente prorogato al 2060. Nel 1926 fu messo in produzione un nuovo tipo di impianto per produrre ammoniaca sintetica, mentre già nel 1929 si realizzò la sintesi industriale del metanolo da ossido di carbonio e idrogeno.
Il 18 febbraio 1927 Casale morì, lasciando quasi compiuto lo studio per la realizzazione di un impianto per la sintesi dell’alcool metilico nonché e per la realizzazione di fertilizzanti azotati composti.
Il 21 agosto dello stesso anno morì anche l’ingegner Pietro Fenoglio, membro del consiglio di amministrazione.
Il primo impianto sperimentale per la sintesi dell’ammoniaca realizzato a Terni aveva una capacità produttiva di due tonnellate, mentre quello attivo nello stabilimento di Nera Montoro poteva raggiungere le 30 tonnellate/giorno. Il metanolo ebbe, in quegli anni, un mercato sia come carburante che come componente per la preparazione della formaldeide, utilizzata per la preparazione di materie plastiche e di esplosivi (pentrite). In quegli anni furono messi a punto dei processi per la produzione di idrogeno elettrolitico.
Dal 1928 la SIRI iniziò a commercializzare il suo impianto di tipo più moderno per la sintesi dell’ammoniaca. Fin dal 1929 il processo di sintesi dell’alcool metilico raggiunse un buon grado di regolarità, sebbene si fosse verificato un ritardo di sei mesi nella messa in marcia dell’impianto di via Campofregoso. Dal mese di luglio del 1930 la SIRI completò l’elaborazione del metodo per la predepurazione delle miscele gassose destinate alla sintesi dell’ammoniaca, e, per tramite della ACSA ricevette ordini per due impianti di predepurazione destinati a due stabilimenti licenziatari della ACSA, in Ostenda e Roche La Moliere.
Contemporaneamente i tecnici ultimarono il progetto per la costruzione di un impianto di preparazione della miscela idrogeno ossido di carbonio, per gli impianti di sintesi del metanolo di proprietà della Società Terni, situati a Nera Montoro.
L’anno successivo venne messo in marcia uno dei due impianti di predepurazione commissionati dalla Francia: i risultati sembrarono subito superare le aspettative. Le unità Casale da otto tonnellate/giorno di ammoniaca anidra installate ad Ostenda tennero un regime di 16 tonnellate/giorno, mentre l’impianto di Roche La Moliere non poté essere messo in marcia, perché lo stabilimento di produzione di ammoniaca cui era affiancato cessò di funzionare.
Ancora nel 1931, continuarono ad entrare in funzione altri impianti e sempre con risultati superiori alle aspettative, come le prime due unità delle sei facenti parte dell’impianto di Nera Montoro per la sintesi del metanolo, realizzate per conto della Società Terni, insieme a due gasogeni ad ossigeno. Le unità di sintesi che erano garantite per 5 tonnellate/giorno di metanolo, fornirono in media 8 tonnellate/giorno con punte di 10 tonnellate, mentre i gasogeni furono capaci di una produzione doppia di quella garantita.In breve l’impianto di Terni produsse 10 tonnellate/giorno di ammoniaca sintetica, mentre quello di Nera Montoro raggiunse quote di 47 tonnellate/giorno, a fronte di una produzione nazionale di 262 tonnellate in 13 impianti.
Pur nel perdurare della grande crisi mondiale, gli organi direttivi dell’azienda continuarono a puntare con decisione sulla ricerca, facendone una delle principali voci di spesa. Il laboratorio ricerca fu intensamente occupato nella trasformazione di impianti sperimentali e nella prosecuzione di prove cosiddette semindustriali.
Negli anni trenta l’impresa sembrò orientata all’ottenimento di prodotti diversi dal metanolo e dal’ ammoniaca, in osservanza della politica autarchica imposta dal regime fascista. Utilizzando sempre come elementi di partenza l’ossido di carbonio e l’ossigeno, venne realizzato un impianto semindustriale per la sintesi degli alcool superiori, impiegati in quegli anni come additivi per la benzina. Successivamente furono sperimentati altri prodotti di sintesi come miscele contenenti idrocarburi aromatici ed alifatici ad alto numero di ottani, in grado di dare sottoprodotti impiegabili nel campo della produzione del caucciù sintetico.
Sempre in quel periodo fu sperimentata, nello stabilimento di Terni, una automobile alimentata ad ammoniaca.
Nel 1938 il volume di affari subì un notevole aumento, insieme agli utili sulle forniture, seppure la disponibilità di materie prime per usi civili aveva subito, in quel periodo, una notevole contrazione dovuta a notevoli difficoltà di approvvigionamento sul mercato, conseguenti all’adozione della politica autarchica da parte del governo. Ciononostante la SIRI poté permettersi l’assunzione di numerose e consistenti commesse, avendo la possibilità di utilizzare una ingente quantità di materiali provenienti dai vecchi impianti inattivi e riserve di pezzi di ricambio residuate dopo la cessazione dell’esercizio industriale dei suddetti vecchi impianti. Le grandi capacità nel settore della ricerca industriale, indispensabile alla politica autarchica, consentirono alla SIRI di essere dichiarata, nel 1939, stabilimento ausiliario per i bisogni di guerra.
Nel triennio 1940-’42 per l’azienda fu difficile intrattenere relazioni economiche con i clienti, specialmente quelli esteri, ed era quasi impossibile esportare prodotti a causa della guerra. Ugualmente impossibile fu realizzare gli impianti che, nonostante il periodo bellico, erano stati affidati da clienti italiani, in quanto le distruzioni della guerra avevano colpito duramente gli stabilimenti di questi ultimi, provocando una riduzione e, spesso, anche un annullamento degli ordini in via di esecuzione.
L’anno 1946 può sicuramente annoverarsi tra i più difficili per la SIRI, non soltanto perché il mercato interno era uscito fortemente indebolito dal lungo periodo bellico, ma anche a causa dell’accresciuta concorrenza internazionale. Nel dopoguerra la SIRI sembrò indirizzare la propria attività prevalentemente sulla produzione e sul perfezionamento di apparecchiature e di catalizzatori per la sintesi dell’ammoniaca e del metanolo.
I primi anni ’50 furono di grande ripresa per la SIRI, che ottenne importanti ordinazioni per la fornitura di apparecchi e di catalizzatori, destinati ad impianti Casale installati in Italia e all’estero. Dal 1953 fino ai primi anni sessanta fu tutto un susseguirsi di commesse ottenute dall’azienda, che le garantirono utili sempre molto consistenti. Il processo Casale risultava impiegato in impianti dislocati in Italia, Spagna, Svizzera, Francia, Giappone, Russia, USA, Belgio e persino Germania, quest’ultima utilizzava, fin da prima che fosse elaborato il processo Casale, il processo Haber-Bosch, del cui brevetto era stata, inizialmente, gelosa detentrice. Altri impianti del genere erano in fase di progettazione e realizzazione in Pakistan, India ed Egitto.
Nel 1955 l’ANIC (Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili) commissionò un grande impianto per la produzione di ammoniaca sintetica che, composto di tre grandi unità, entrerà parzialmente in funzione all’inizio del 1957.
Tra il 1958 e il 1959 furono completati gli impianti per la ANIC, per la Vetrocoke e per la SINCAT e si cominciarono a manifestare le prime difficoltà per l’ottenimento di nuove commesse, anche in conseguenza della tendenza dei clienti esteri a far costruire le apparecchiature necessarie agli impianti direttamente nel proprio paese.
Nel 1960 si presentarono i primi problemi per il mantenimento del livello occupazionale, dopo anni in cui l’azienda aveva, al contrario, proceduto a continue assunzioni di nuovo personale. Comunque, fino al 1964, l’azienda si assicurò tutta una serie di ordinazioni che, seppure di minore importanza rispetto a quelle degli ultimi anni, le consentirono di mantenere il pieno ritmo di lavoro, di conseguire utili di tutto rispetto e di distribuire buoni dividendi.
Dal 1965 al 1970 si manifestarono serie difficoltà nell’attività industriale, si accentuarono le difficoltà nell’ottenimento di nuove ordinazioni e, soprattutto, nell’imposizione di convenienti prezzi di vendita del prodotto. Quello che un tempo era “il prodotto della SIRI”, si trovò da questo momento ad essere un bene oggetto di una concorrenza molto forte, tanto che, nel 1970, si comincerà a parlare di prossima obsolescenza del prodotto stesso, dovuta ai mutati orientamenti tecnici di progettazione e realizzazione degli impianti.
Nel biennio 1976-’77 vennero portate a compimento alcune grandi commesse, come quella che era stata assunta insieme alla ACSA e al gruppo Krupp Koppers per la costruzione di un impianto per la produzione di ammoniaca sintetica in Zambia, quella per la fornitura di fasci tubolari per impianti di sintesi ammoniaca per la Gujarat State Fertilizer in India e quella per la fornitura di una grossa apparecchiatura interna per reattori di sintesi metanolo per Tula in URSS.
In breve la situazine di crisi si accentuò e alla fine del 1982 la società si vide costretta a ridurre l’orario di lavoro e a mettere in cassa integrazione molti dipendenti Nei primi mesi del 1985 l’azienda si venne a trovare nel mezzo di una vera e propria crisi di liquidità, di conseguenza le banche comunicarono alla società la decisione di ritirare i fidi concessi. I principali creditori della SIRI erano la Cassa di Risparmio di Terni e l’INPS.
Il carico di lavoro era ormai ridotto quasi a zero e, nell’estate dell’85, l’organico contava solo 39 unità, di cui: un dirigente, tre impiegati tecnici, due impiegati amministrativi, cinque tecnici di laboratorio e ventotto operai. La società, a questo punto, si vide costretta a ricorrere al Tribunale di Terni per ottenere la dichiarazione di fallimento, al fine di evitare l’aumento dei propri debiti. L’istanza di fallimento fu accolta con sentenza il 13 giugno 1985.
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