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Lanificio Gruber

Il Lanificio, nasce nel 1846 come laboratorio di tessitura del cotone ad opera dei fratelli Luigi e Pietro Fonzoli, i quali gestivano in precedenza un opificio per la tessitura del cotone e della lana. La società fu estesa nel 1856 ai Guillaume, conoscendo fin dall’inizio un discreto sviluppo e vi furono istallati 120 telai, occupando più di 100 donne. Nello stesso anno i soci costruirono un nuovo edificio in vocabolo Cartiera, oggi via del Lanificio, dove in precedenza era localizzata anche una gualchiera per panni di lana. L’edificio, lungo m 100 e largo 8, era strutturato su due piani fu dotato di macchinari di provenienza inglese, francese e belga, mossi da un canale motore derivato dal Canale Nerino.
La fabbrica in cui si eseguiva il ciclo completo di lavorazione della lana per la produzione di tessuti di flanella, si sviluppò verso la metà degli ani Ottanta fino ad occupare fino a 854 lavoranti, fu dotata di 128 telai meccanici e 854 telai manuali. Il cotonificio, che dopo circa due anni aveva mutato la sua denominazione sociale in quella di Hoz e Fonzoli, rallentò la sua attività poco dopo l’unità d’Italia, entrando in un periodo di crisi, determinato da più fattori, come il venir meno della politica doganale e la concorrenza dell’industria tessile piemontese e lombarda.
Per sopravvivere l’azienda sostituì nel 1868, prima parzialmente poi totalmente, la tessitura del cotone con quella della lana e nello stesso anno subentrò anche un nuovo socio, la Ditta Gruber di Genova, la ragione sociale cambiò in Gruber & Fonzoli. Due anni dopo i Fonzoli si ritirarono lasciando rilevare l’intera proprietà al socio che le diede nome di Lanificio Gruber & C. L’attività passò rapidamente da uno a cinque edifici di lavorazione, occupando una superficie di 65.000 mq.
Verso la fine del secolo il Lanificio attraversa un periodo di inattività ed è anche messo in liquidazione fino a che, nel 1899, la ditta Kössler, Klinger & Mayer di Prato lo rileva, adibendolo alla produzione di flati di lana e pettinata. L’azienda conobbe un periodo di sviluppo negli anni 1909-1913 impiegando manodopera in prevalenza femminile con una giornata lavorativa di 11 ore e un salario pagato a cottimo.
Nel 1920 e nel 1921 la fabbrica attraversa nuove difficoltà che portano ad una riduzione del numero delle maestranze. La crisi è però presto superata con un ulteriore incremento delle attività e delle maestranze anche se, pochi anni dopo, e cioè nel 1927, l’attività cessa nuovamente provocando il licenziamento di circa 1.000 operai. Su questa circostanza influì sicuramente la scelta dei proprietari di concentrare la produzione nello stabilimento di Prato.
In quel periodo la fabbrica sorgeva su un’area di 15.000 mq, il personale impiegato (300 circa) era adibito alla produzione di filati di lana pettinata. Lo stabilimento divenne proprietà della Banca Commerciale Italiana, che nel 1932 lo dette in gestione alla S.A. “Il Fabbricone di Prato – Lanificio Italiano” che ristrutturatò gli impianti. Nel 1934-35 la crisi del settore tessile fece sentire i suoi effetti anche sul Lanificio di Terni, che chiuse definitivamente tra il 1937 e il 1939.

Nel corso della guerra la struttura, divenuta sede di un reparto di militari della Fabbrica d’Armi, fu ripetutamente bombardata e vi trovarono la morte decine di persone, compreso il Comandante. Solo il fabbricato principale, collocato di fronte all’ingresso uscì indenne dagli eventi bellici e nel dopoguerra fu adibito sia ad uso abitativo sia a sede di piccole attività produttive. Fino ad alcuni anni fa gli edifici sono stati parte del demanio militare per essere poi acquistati dal Comune di Terni.

 

Bibliografia
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