Aforisma telferiano

Aforisma telferiano

Il Consiglio comunale di Terni del 6 ottobre 2014, in cui il consigliere del Partito Democratico Sandro Piccinini ha presentato un atto di indirizzo per chiedere di fermare la distruzione della passerella Telfer presso lo stabilimento elettrochimico di Papigno, può essere assunta a paradigma degli ultimi anni della vita politica cittadina, in cui una vera forza di opposizione è sempre mancata, almeno fino alle recenti elezioni. Addirittura colpisce il vigore con cui gli esponenti di “destra” Marco Cecconi (Fratelli d’Italia) ed Enrico Melasecche (I love Terni) si sono eretti a paladini della distruzione, con argomentazioni al limite del grottesco, dimostrando pubblicamente di non sapere minimamente a cosa servisse la Telfer, scambiata per un mero sistema di sostegno della conduttura del gas. Curiosamente Cecconi smentiva il consigliere regionale del proprio partito, Alfredo De Sio, che il 22 agosto si era espresso a favore della salvaguardia. Tutto questo sotto lo sguardo compiaciuto del primo cittadino Leopoldo Di Girolamo, mentre l’assessore ai lavori pubblici Bucari replicava sostenendo la solita tesi della pericolosità della Telfer. Un paradosso totale: ma cari signori, se davvero fosse così, come mai non avete mai chiuso il traffico e avete permesso attività di rafting sotto una struttura che state per abbattere? Lo stesso Bucari rispondeva «per cortesia», in modo del tutto nebuloso («altri interventi si verificheranno successivamente»), ad una precisa domanda del consigliere del Movimento Cinque Stelle Patrizia Braghiroli sul destino del magazzino del carburo. La seduta proseguiva con accorata apologia di Jonathan Monti (Partito Democratico), dedicata ai numerosi esempi di recupero (quali?) di siti di archeologia industriale compiuti dalle varie amministrazioni cittadine succedutesi nel corso degli anni. Sul più bello (si fa per dire) Thomas De Luca del Movimento Cinque Stelle chiedeva giustamente la verifica del numero legale, dichiarato insussistente dal presidente del consiglio comunale Giuseppe Mascio (Progetto Terni). Evidentemente molti consiglieri avevano pensato bene di andarsene forse perché non interessati alla questione Telfer o più probabilmente in quanto presi da qualche altro importante, ineluttabile impegno, sicuramente più importante rispetto a quello di governare la propria città. Chissà. Rimane il fatto che lo “spettacolo” offerto è stato quanto meno discutibile sia nella sostanza che nella forma, confermando ancora una volta che la tutela dei beni di archeologia industriale è un problema culturale, non politico. Chi è curioso potrà “gustarsi” il video del consiglio (http://www.streamago.tv/movie/85527/desktop-2014-10-06-20-00-14/), il cui abbiamo messo in evidenza tutti i nomi dei protagonisti a futura memoria, perché si sappia chi ha dimostrato di avere a cuore la storia della città e il bene comune (Sandro Piccinini e il Movimento Cinque Stelle) e chi no. Una giornata tristissima per “la capitale italiana dell’archeologia industriale”. Distruggano pure la Telfer, ma “Si può resistere all’invasione degli eserciti; non si resiste all’invasione delle idee” (Victor Hugo).

Il Direttivo del Centro Studi F. M. Malfatti

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