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Museo del vino di Torgiano (PG)

Il museo ha sede in Torgiano (PG) all’interno del monumentale palazzo Graziani Baglioni, del XVII secolo, è stato realizzato da Giorgio Lungarotti ed aperto al pubblico dal 1974. Attualmente è gestito dalla Fondazione Lungarotti.
L’esposizione ha sviluppo in venti sale, espone oltre 2800 manufatti, conservati secondo i più moderni criteri museografici, tra i quali reperti, attrezzi e corredi tecnici per la viticoltura e la vinificazione, contenitori vinari in ceramica di età medioevale, rinascimentale, barocca e contemporanea, incisioni e disegni dal XV al XX secolo, edizioni cartacee su viticoltura ed enologia, manufatti di arte orafa, tessuti ed altre testimonianze di arti minori. Dai tempi più remoti fino ad oggi, il loro ricorrere nelle arti e nei mestieri è costante, sia come spunto iconografico, sia a scopo produttivo.
Il segno essenziale dell’esposizione è conferito dall’imponente torchio eugubino a trave, della tipologia detta di Catone, per la descrizione fattane dall’agronomo romano tra il II e il I secolo a.C. Nella sezione archeologica, di particolare interesse la kylix con iscrizione firmata da Phrinos, esponente del Gruppo dei Piccoli Maestri, bell’esempio di ceramica attica del VI secolo a.C., ed un askós bronzeo di provenienza vesuviana, databile al I secolo d.C.
Di scuola umbra sono una grande hydria del XIV secolo con centauro leontiforme e sirena e una fiasca da parata urbinate, attribuita alla bottega di Orazio Fontana.
Nella sezione dei piatti rinascimentali istoriati fa bella ostra L’infanzia di Bacco di Mastro Giorgio Andreoli, tratto da una incisione di Marcantonio Raimondi su soggetto di raffellesco. L’opera si evidenzia per i colori particolarmente vivi, risultato della tecnica del lustro.
La sezione vino medicina espone vasi da farmacia, di varia tipologia e provenienza, insieme ad edizioni d’epoca di testi medici.

Il museo completa la sua narrazione con una collezione di opere moderne, tra le quali il Dionysos Eydendros di Joe Tylson e La Baccante firmata da Nino Caruso.

La collezione di incisioni vanta tra gli altri un Baccanale di Andrea Mantegna (XV secolo) e svolge il tema dionisiaco lungo i secoli fino agli incisori più rappresentativi del manierismo.

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