Sul finire dell’ottocento la difesa del golfo della Spezia e dell’Arsenale era un insieme poderoso che contava 540 bocche da fuoco in posizione ed altre 34 disponibili: 186 pezzi di vario calibro battevano il mare, gli sbarramenti di torpedini e i due varchi della diga che, controllati anche da lanciasiluri, erano strettamente sorvegliati da stazioni di vedetta e da fotoelettriche. A fine secolo la Regia Marina armava solo le batterie Maralunga, Schenello, Cala Fornace e quelle minori antisiluranti a tiro rapido di Santa Teresa, Castagna e Carlo Alberto; gestiva ovviamente tutti i cannoni collocati su pontoni e su unità minori, rimorchiatori e pirobarche, che provvedevano alla vigilanza delle ostruzioni oltre che alla loro messa in opera e manutenzione. Tutte le altre batterie, alte e basse, armate di obici o di cannoni insieme alle opere per la difesa del fronte a terra erano affidate al 2° Reggimento Artiglieria da Costa del Regio Esercito. In caso di guerra avrebbero contribuito alla difesa oltre ai cannoni della flotta anche alcuni pontoni armati di grossi calibri che venivano impiegati in tempo di pace per condurre esperienze presso i balipedi (poligoni di tiro) del Muggiano e della Castagna.  Una relazione redatta dal Genio Militare in data 1 ottobre 1889 cita tra le difese della Spezia “quattro pontoni armati con quattro cannoni da 100 tonnellate: due da 43 cm della Marina e due da 40 cm Krupp”. Per sperimentare le artiglierie e le piastre di corazza con cui la Regia Marina intendeva dotare le nuove navi da battaglia e gli incrociatori protetti, furono costruiti dei pontoni in ferro che, nel caso di guerra, avrebbero potuto essere anche validamente impiegati in difesa della piazzaforte. Il pontone Forte era una costruzione in ferro destinata all’imbarco della bocca da fuoco più potente dell’epoca: il primo dei cannoni da 450 mm (detto anche “da 100 ton”) ad avancarica destinati all’armamento delle nuove corazzate Duilio e Dandolo. Il pontone Valente fu attrezzato per collaudare il cannone da 431 mm a retrocarica per le corazzate classe Lepanto: fu utilizzato anche per eseguire le prove che portarono all’accettazione delle piastre in ghisa indurita Gruson con cui fu realizzata la cupola corazzata della Torre Umberto I sull’isola Palmaria. Il pontone Robusto imbarcava un cannone da 254 mm a retrocarica. Ultimate le esperienze i cannoni rimasero sui pontoni per contribuire alla difesa della piazzaforte della Spezia: in caso di necessità i galleggianti potevano essere posizionati in ancoraggi predisposti all’interno della diga per battere con tiro radente la rada esterna.

Pontoni armati alla Spezia

Pontoni armati alla Spezia

Pontoni armati alla Spezia

Pontoni armati alla Spezia