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Luigi Casale

(Estratto da “Dalla Ferriera Pontificia alla Zecca di Terni alla SIRI”, Terni, 1995) 

Luigi Casale nacque a Langosco Lomellina, il 22 novembre 1882. Si laureò in Chimica alla Regia Università di Torino, nel 1908; nel 1909 si diplomò in Elettrochimica e Fisico Chimica, al Regio Politecnico di Torino; nel 1912-’13 seguì un corso di fisico chimica del professor Nernst presso l’Istituto di Fisico Chimica dell’università di Berlino; dal 1909 al 1912 fu assistente preparatore presso l’Istituto di Chimica Generale della Regia Università di Torino. Dal 1913 al 1915 fu aiuto presso l’Istituto di Chimica Generale della Regia Università di Torino, nel laboratorio di sintesi organica; dal 1915 al 1917, aiuto presso il laboratorio di Chimica Farmaceutica della Regia Università di Napoli, specializzato nella preparazione industriale dei gas asfissianti. Nel 1917, in seguito ad avvelenamento da gas asfissianti, accettò di lavorare sulla sintesi industriale dell’ammoniaca, per conto di una società industriale. Si trovò, così, posto dinanzi al problema della sintesi dell’ammoniaca che era fra i massimi quesiti chimico tecnici del periodo bellico e dell’immediato dopoguerra. Bisogna avere ben presente l’aspetto sotto cui si presentava allora il problema per comprendere il coraggio che occorreva anche solo per tentare di affrontarlo. L’ammoniaca sintetica veniva prodotta, in Germania, già dal 1912, attraverso l’impiego del carbone come risorsa energetica, risorsa carente in Italia e perciò poco economica. Le due colossali officine della Badische di Oppau e di Merseburg, sorte per attuare il processo ideato dal professor Haber ed elaborato da Bosch, che avevano permesso alla Germania bloccata di provvedere al fabbisogno di esplosivi e di fertilizzanti, apparivano come un incubo. Le voci più straordinarie, lasciate diffondere dai tedeschi, correvano anche tra i tecnici circa l’enorme complicazione e la straordinaria difficoltà del processo. Sembrava che non si potesse riuscire senza un Krupp che fornisse l’acciaio speciale necessario per la realizzazione dei tubi di catalisi e sintesi. Per dare un’idea di quale fosse allora l’opinione prevalente, basta ricordare che il governo francese non seppe fare di meglio che acquistare il diritto di applicare il processo Badische.
Casale non si spaventò ma proseguì con una costanza instancabile e con una tenacia fredda che fu, probabilmente, il tratto più saliente del suo carattere: così nella primavera del 1919 poté mostrare il suo primo impianto semindustriale che era già capace di 100 Kg di ammoniaca anidra al giorno. Nel 1921 poté costituirsi la Casale Ammonia S. A. per lo sfruttamento del processo Casale in tutto il mondo. A meno di sei anni da questa data esistono ventidue fabbriche in dieci stati diversi: Italia, Francia, Belgio, Inghilterra, Iugoslavia, Spagna, Svizzera, Stati Uniti d’America, Giappone, con una capacità di produzione di 760 tonnellate di ammoniaca al giorno. Varie circostanze fecero si che il processo Casale non fosse molto utilizzato in Italia, ma rapidissimo fu il suo trionfo all’estero. Particolarmente significativo è il fatto che il governo francese, già in possesso dei brevetti Haber-Bosch (acquisiti dalla Germania sconfitta, a titolo di risarcimento dei danni di guerra), nonostante l’esistenza di un processo dovuto ad un eminente tecnico francese, G. Claude, adottò il metodo Casale per il suo grande impianto di Tolosa, le cui prime tre unità entrarono in funzione nel 1927. Quantunque le circostanze lo avessero costretto ad affidarsi prevalentemente al capitale straniero, che aveva avuto in lui più fiducia del nostrano, mantenne sempre al suo processo un carattere gelosamente italiano e impose a quasi tutti i suoi concessionari l’uso di materiale nazionale. Solo così oltre 50 milioni di macchinario italiano fu esportato nei primi cinque anni di attività, in Europa, in Giappone e negli Stati Uniti d’America. Per la prima volta l’Italia esportava non braccia ma un processo chimico suo, con tecnici e macchine prettamente italiani. Il valore di questo risultato è così alto da ispirare, nel mondo scientifico e industriale, grande rimpianto per la scomparsa di Casale a soli 45 anni di età. Le società giapponesi Nippon Kisso Hiryo e Kabushiki Kaisa furono le prime ad acquistare i brevetti Casale.


Di seguito, sono riportati gli impianti che entrarono in funzione nei primi anni:
1923
Impianto di Nobeoka (Giappone) – due unità da sette tonnellate di ammoniaca anidra al giorno ciascuna;
Nera Montoro – due unità da sette tonnellate/g ciascuna;
Niagara Falls – due unità da sette tonnellate/g;
Sabinanigo (Spagna) – due unità da sette tonnellate/g;1924
Impianto di Dourges (Francia) – due unità da sette tonnellate;
Niagara Falls – sette unità da sette tonnellate/g;
Nobeoka – due unità da sette tonnellate/g;1925
Impianto di Firminy (Francia) – due unità da otto tonnellate/g;
Zandwoorde (Belgio) – tre unità da otto tonnellate/g;
Viege (Svizzera) – due unità da tre tonnellate e mezzo/g;
Lenz (Francia) – tre unità da sette tonnellate/g;
Drocourt (Francia) – due unità da sette tonnellate/g;

1926
Ninjnovgorot (Russia) – tre unità da otto tonnellate/g;
Minamata (Giappone) – quattro unità da venti tonnellate/g;
Nera Montoro – un secondo impianto costituito da due unità da otto tonnellate/g;
Nobeoka – terzo impianto di quattro unità da otto tonnellate;

1927
Sebenico (Dalmazia) – sei unità da otto t

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