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Incrociatore San Giorgio
Incrociatore San Giorgio

La leggenda dell’incrociatore San Giorgio, la nave che non voleva morire

L’incrociatore San Giorgio, varato nel 1908 e completato nel 1910, dai cantieri di Castellammare di Stabia si affiancava ai gemelli Pisa e San Marco e dislocava a pieno carico 11.300 tonnellate. Non ho intenzione di scrivere la storia di questa nave, chiunque, se interessato, può leggersela sulla rete o sui libri, in questa sede vorrei narrare un aspetto un po’ particolare, direi mistico, delle vicende che la videro coinvolta nella seconda guerra mondiale. Il San Giorgio era stato ammodernato diverse volte, nel 1917, nel 1935 e ultimamente, nel 1940, l’armamento principale era ancora quello del 1910, cioè due torri binate da 254/45 e quattro torri binate da 190/45, quello secondario esibiva invece materiali moderni costituiti da cinque impianti binati contraerei OTO Melara da 100/47 (mod. 1928),  sei impianti binati Breda da 20/65 (mod. 1935) e cinque impianti binati di mitragliere Breda da 13,2 (mod. 1931), malgrado ciò non fu ritenuto idoneo al combattimento in mare aperto e assegnato alla piazzaforte di Tobruk, ancorato nella baia in un punto della rada dove il basso fondale era di ostacolo al lancio di siluri, protetto da una rete parasiluri ed adibito a batteria galleggiante per la difesa terrestre e contraerea.

Cartolina d'epoca raffigurante l'incrociatore San Giorgio
Cartolina d’epoca raffigurante l’incrociatore San Giorgio

Il 12 Giugno 1940 fu proprio il san Giorgio che sparò i primi colpi contro gli Inglesi e da quel giorno, ne sparò decine di migliaia, ininterrottamente, giorno e notte fino al 21 Gennaio 1941. Una nave, un Comandante, il Capitano di Vascello Stefano Pugliese, 700 uomini di equipaggio, una cagnetta detta “Stoppaccio” come mascotte; in sette mesi e nove giorni ebbe all’attivo 325 allarmi e 181 combattimenti; in un’occasione sparò 1250 colpi in soli 46 minuti, un ‘altra volta fronteggiò ben 19 incursioni, una più rabbiosa dell’altra. La vicenda di questo battello della Règia Marina da Guerra Italiana ha un qualcosa di straordinario e di prodigioso; si potrebbe pensare che godesse di una speciale protezione celeste grazie all’intercessione del Santo di cui portava il nome, l’indomito cavaliere, fiero, coraggioso, determinato, sereno, in arcione al suo destriero, brandente una spada fiammeggiante, martire e, dal XIII° secolo, protettore dell’Inghilterra.  Stando alla leggenda di bordo, sembra che il Santo, uomo schietto senza peli sulla lingua, si fosse rivolto direttamente al Padreterno dicendogli: “Senti un po’ Capo, io sono Giorgio, e tu mi conosci; durante la mia vita, non sono stato solito leccarti i piedi come hanno fatto e fanno tanti miei colleghi di quassù per avere una poltrona ministeriale nel tuo governo dell’universo; ma tu sai anche che quando c’è stato bisogno di morire per tuo figlio, Cristo, io non ho esitato, ho combattuto l’ingiustizia, la miseria ed il Dragone senza vantare meriti e prebende. Poi, alcuni secoli fa, i tuoi plenipotenziari in terra, senza consultarmi, mi hanno nominato protettore degli Inglesi, quegli ometti magri, alti, pallidi, tristi che sembra abbiano sempre le fregne e che, come certamente ti avranno riferito, sono padroni di mezzo mondo; io, questi Inglesi, neanche li conosco e , ti dirò che non mi sono neanche simpatici, dato che non mi piace la gente con la faccia d’impostore, che cammina con i piedi piatti, che non s’incazza mai e non beve mai vino. Tuttavia, per spirito di disciplina ho obbedito e sono già più di seicento anni che ce li ho sul groppone e che mi devo sorbire le loro lamentele in quella lingua e con quella voce che sembra venire direttamente dai testicoli e che non capisco perché scrivono Birmingham e pronunciano Liverpool; dico di sì tanto per togliermeli dai c…, scusa, dai piedi; come vedi Capo, il sacrificio che faccio è grande e ora io vorrei chiederti un piacere….”.

La copertina della rivista La Tribuna Illustrata del 9 agosto 1908 dedicata al varo dell'incrociatore San Giorgio
La copertina della rivista La Tribuna Illustrata del 9 agosto 1908 dedicata al varo dell’incrociatore San Giorgio

A questo punto, sempre secondo la leggenda di bordo, il Padreterno che stava facendo la pennichella pomeridiana, sembra si fosse svegliato di colpo ed avesse esclamato: “Mio caro Giorgio, io apprezzo la gente che parla in faccia; anche io vorrei più verità e meno ceri, se tutti fossero come te, le cose andrebbero meglio anche da noi; sappi comunque che io sono disposto a concederti tutto quello che mi chiederai, che cosa dunque vuoi?”.  San Giorgio rispose: “Capo, io ho un debole per certi uomini; vedi quella barca?”.  “La vedo”, rispose il Padreterno, “Ebbene, quella barca, che laggiù chiamano incrociatore, porta il mio nome, ci sono sopra degli Italiani che, come saprai sono in guerra contro gli Inglesi, per questioni varie; non mi intendo di politica e non voglio sapere le ragioni ed i torti, so che sono comandati da uno…..”,  “Si lo so, ho esaminato la pratica, trattasi di un certo Benito, figlio di un fabbro e di una maestra elementare, non ho capito bene neanche io cosa voglia di preciso, comunque vai avanti”. “Bene, io vorrei che mai e poi mai quella nave fosse colpita da proiettili Inglesi; ti dirò che mi piace la gente che ci sta sopra, perché chi bestemmia e dice le parolacce, ha il cuore puro, o almeno io la penso così; li conosco uno per uno, mi sono informato sulla loro vita, sulle loro famiglie: vedi quello con la barba? E’ un ligure, prima della guerra faceva il pescatore, ora è mitragliere e quando spara agli aerei Inglesi e fa cilecca, si rivolge alla targhetta che mi raffigura e mi dice belin, che sta a significare una certa cosa che noi Santi non abbiamo mai usata, o meglio che non avremmo mai dovuto usare; devi sapere che quel tipo, quando si corica, prima di addormentarsi non si dimentica mai di mandarmi un saluto ed una preghiera: “San Giorgio, dai un’occhiata a mia moglie e a mio figlio, vedi che non gli capiti mai niente e fai in modo che li possa rivedere”.

Cartolina d'epoca affrancata con l'incrociatore San Giorgio
Cartolina d’epoca affrancata con l’incrociatore San Giorgio

Suo figlio è poliomielitico. Vedi quel cannoniere laggiù?, E’ un napoletano, quando passa sotto la mia effige non si dimentica mai di mandarmi una pernacchia, non te ne hanno mai mandate? Ebbene quando vede gli aerei inglesi picchiargli contro sai a chi si rivolge? Non alla madre, alla moglie o a San Gennaro, ma a me, dice: “San giorgio, aiutami tu” poi, quando ripassa mi rifà la pernacchia! E lo vedi quell’altro in mezzo ai fornelli? E’ un bergamasco, bestemmia, a briglia sciolta, tutti i miei colleghi, meno me, è una delicatezza che mi commuove. Quello in maniche di camicia è un romano, quando gli va di traverso qualcosa dice regolarmente vaffa.. che sarebbe un invito ad andare in un certo posto; io però non ci vado perché ho capito che è una specie di saluto; infatti l’ultima volta che è andato in licenza, prima di venire via ,ha baciato la moglie e poi le ha detto: “A Marì, ma vaffa…” e poi giù a baciarla di nuovo senza respiro. Questi Italiani, sono tutta povera gente, sembrerebbero menefreghisti e strafottenti e invece hanno un cuore grande, passano per dei puttanieri matricolati, ma sono mammoni, attaccatissimi alla famiglia. Insomma Capo, io ti chiedo di proteggere quella nave, fai in modo che non venga colpita”. “Va bene Giorgio, sarà fatto!”. “Grazie Capo!”. Bene, questa è la leggenda del San Giorgio e … sembra che abbia effettivamente funzionato, come è possibile infatti spiegare che, durante sette mesi di attacchi incessanti, di martellanti bombardamenti dal mare e dall’aria, l’incrociatore san Giorgio non sia mai stato colpito? Come si fa a non pensare che sia stato il Santo a proteggerlo? Chi faceva venire il prurito al naso al pilota inglese che se lo grattava prima di sganciare sbagliando a muovere il comando di sgancio, chi faceva venire il pizzicore agli occhi dei mitraglieri e faceva fallire loro il bersaglio? Un giorno furono raccolti diciannove siluri dalle reti di protezione dello scafo, sin dai primi giorni di guerra gli Inglesi tentarono di eliminare quella nave e partiti in nove per un’incursione aerea, lasciarono sul campo cinque aeroplani.

Cartolina d'epoca con l'incrociatore San Giorgio
Cartolina d’epoca con l’incrociatore San Giorgio

Ci riprovarono dal mare, il secondo giorno di guerra, due incrociatori si avvicinarono al San Giorgio, che, fermo all’ancora costituiva un bersaglio facilissimo e poteva considerarsi spacciato. Gli Inglesi aprirono il fuoco con i grossi calibri dalla massima distanza consentita dalle loro armi, il San Giorgio reagisce con i suoi 254 e piazza due bordate su uno dei vascelli nemici che pensarono bene di sganciarsi. Questo trentenne dimostrava di sapersi battere validamente contro i più giovani! Il nemico si intestardì, vista l’impossibilità di colpirla dal mare ci provarono con l’aviazione, bombe, bombe, bombe, a colazione, a pranzo e a cena, anche tre volte al giorno, a distanza di poche ore, talvolta di minuti, ma niente, nessuna di esse colpì il San Giorgio. Il 21 Gennaio 1941, ore 05,40 iniziò l’attacco inglese alla piazzaforte di Tobruk. Come da prassi prima fu la volta delle artiglierie, poi dopo qualche minuto di silenzio si cominciò a sentire lo sferragliare dei cingoli dei carri armati seguiti dalle fanterie di australiani ubriachi fradici al grido di “avanti bastardi”!

Il Principe ereditario Umberto sale a bordo della San Giorgio per il viaggio in sud America, 1924. Illustrazione di A. Beltrame
Il Principe ereditario Umberto sale a bordo della San Giorgio per il viaggio in sud America, 1924. Illustrazione di A. Beltrame

Dopo poche ore di feroci combattimenti il nemico penetrò nel recinto fortificato, il Comandante della piazzaforte, Gen. Pitassi Mannella cadde prigioniero. Nella notte si consuma la tragedia, Tobruk è ormai in mani Inglesi, ma c’era ancora una vecchia nave da guerra che dopo aver solcato molti mari, prossima alla fine, non voleva saperne di morire. All’alba del 21 gennaio del 1941 gli inglesi scagliarono tutte le loro forze contro la debole difesa di Tobruk, dal mare arrivarono le bordate della flotta di Cunningham che, fuori portata delle artiglierie del san Giorgio, spianarono la strada alle fanterie. La RAF del Medio Oriente, tutta mobilitata colpì a ondate successive i bastioni della piazzaforte. Il San Giorgio fece fuoco con i suoi 254 e 190 verso le direttrici di assalto del nemico, seminando morte e distruzione e costringendo diversi reparti ad indietreggiare dopo aver perso diversi carri. Il comando inglese ordinò l’eliminazione di quel barcone che dava così tanto fastidio così diverse squadriglie di aerei si avvicendarono contro la nave, bombardando e mitragliando, ma niente, non riuscirono a colpirla. E’ fortuna? E’ magia? Intanto il san Giorgio continua imperterrito a combattere. Ma, malgrado la strenua resistenza, alle 15,30 le truppe britanniche appaiono sul costone della rada con lunghe colonne di automezzi e di carri armati. Fuoco, fuoco, fuoco! Dalla nave si rovesciò un torrente di colpi che costrinsero il nemico ad indietreggiare dietro il costone. Scheletri di aeroplani Spitfires, Blenheims, Hurricanes, bruciavano tutt’intorno, qualcuno cominciò a dire di aver visto il Santo protettore aggirarsi sulla tolda della nave con in spalla una sacca piena di bombe azzurre! Due compagnie di mitraglieri inglesi, profittando di un momento di distrazione del Santo, riescono ad arrivare a distanza di tiro dell’Incrociatore, ma la batteria “Topo” della nave, al comando del Ten. di vascello Burattini, se ne accorse e le respinse con un paio di colpi dei suoi cannoni da 100.

Impianto binato da 100/47 OTO Melara
Impianto binato da 100/47 OTO Melara

Ma l’epilogo era vicino, Tobruk bruciava e non c’era più nulla che il san Giorgio potesse fare, il suo compito era concluso. Il Comandate Pugliese riunì gli ufficiali e dette loro l’ordine di affondare la nave in modo tale che occludesse la rada e fosse da ostacolo al nemico anche da morta. Così fu fatto. Il Comandante, rimasto a bordo, rimase ferito e fu catturato dal nemico mentre il suo equipaggio, compresa “Stoppaccio”, si diresse, a bordo di scialuppe, verso un vecchio peschereccio ancorato fuori del porto, il Risveglio II° e con questo tornò in Patria, portando con sé la bandiera di combattimento del glorioso incrociatore.

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