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La Telfer dello stabilimento elettrochimico di Papigno
La Telfer dello stabilimento elettrochimico di Papigno

La distruzione della Passerella Telfer: ennesimo spregio verso il patrimonio archeologico industriale italiano?

Leggo sulle cronache nazionali della prevista distruzione della passerella Telfer, uno dei manufatti più significativi dell’ex Elettrochimico di Papigno, sito del patrimonio industriale tra i più importanti al mondo per straordinarietà degli impianti e delle strutture – riconosciuta anche dall’UNESCO – e per la bellezza assoluta del luogo che lo ospita, nei pressi della Cascata delle Marmore.

Come studiosa di cultura industriale non posso che esprimere il mio sdegno per questa operazione cheva contro il patrimonio storico, culturale, architettonico ed ambientale italiano e priva l’Umbria di una potenziale risorsa economica e turistica.

Mettere in sicurezza senza distruggere

Esistono tante metodologie, economiche e veloci, per preservare l’incolumità dei cittadini e porre rapidamente in sicurezza il manufatto senza procedere alla sua distruzione, eventualmente programmando il restauro in tempi successivi.

Irreversibilità delle operazioni di smontaggio

Viceversa, lo “smontaggio” rappresenta lo sbrigativo pretesto per distruggere definitivamente tutto, magazzino della calciocianamide su cui poggia la passerella compreso.I costi per smantellamento, trasporto, “restauro” in altro luogo, nuovo trasporto ed ipotetico rimontaggio della Telfer sono follie che nessuna amministrazione di nessun livello mai affronterà.Vien da chiedersi se chi propone simili operazioni sia consapevole di quanto sta raccontando ai cittadini.

Gli esempi in tal senso in Italia sono infiniti: come cittadina ravennate cito solo la nostra torre civica medioevale, “capitozzata” per – veri o presunti – problemi di sicurezza quasi vent’anni fa con l’autorizzazione concessa dal Ministero solo dopo aver fatto sottoscrivere l’obbligo di rimontaggio a consolidamento avvenuto, e ovviamente mai ripristinata. In tempi recenti (2015) la stessa cosa è accaduta all’ultima gru di banchina – tutelata dagli strumenti urbanistici – della dismessa Darsena portuale, sempre a Ravenna. Rimozione urgente in un weekend di luglio, con perizie quantomeno discutibili e sommarie su cui si è aperta anche un’indagine, e senza nemmeno un disegno tecnico di rilevo, distruzione di molte parti della struttura con fiamma ossidrica per poterla rimuovere, trasporto dei moncherini superstiti altrove, infine, l’immancabile concorso di idee, pagato con soldi pubblici, per il “rimontaggio”.

E oggi? Gru persa per sempre, spreco ingiustificato di denari pubblici, costi lievitati, presa in giro dei cittadini ed immagine della darsena portuale da riqualificare compromessa definitivamente. Quarantamila gli euro finora spesi, e ottocentomila quelli previsti per il progetto impossibile di rimontaggio e “recupero”.

Evitare gli sprechi, valorizzare le risorse

Attenzione al risparmio di risorse e di materie prime, gestione oculata dei denari pubblici, riuso, valorizzazione culturale e turistica sostenibile, conservazione dell’identità dei luoghi sono temi che caratterizzano un approccio nuovo alla gestione della cosa pubblica e non possono restare inascoltati. Specialmente per l’Umbria e per il suo ricchissimo e preziosissimo patrimonio invidiato da tutto il mondo.

La passerella, con la sua vista sulla Valnerina e sul complesso industriale di Papigno, costituirebbe il punto più spettacolare del recupero. Penso al restauro degli ex Mulini MMM a Torre del Greco, ad esempio.

Appello finale 

Lancio quindi un appello all’Amministrazione comunale di Terni, alla Regione Umbria ed agli organi di tutela coinvolti, nella speranza che decidano di mettere in sicurezza al più presto il sito senza distruggerloe di non privare i cittadini di questa opportunità. La Telfer rappresenta un unicum dell’archeologia industriale italiana e la sua perdita rappresenterebbe un danno irreversibile per il patrimonio storico, culturale, tecnologico e paesaggistico del nostro Paese difeso dall’articolo 9 della nostra Costituzione.

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