Il 3 aprile 1895 fu stipulato il contratto fra il Comune di Orvieto e Aldobrando Netti, uno dei pionieri italiani dell’energia idroelettrica, per la progettazione della centrale idroelettrica del comune di Orvieto. L’ingegnere, nativo di Stifone, poco distante da Narni, presso le gole del Nera, portò l’elettricità in ben centotrenta comuni dell’Italia in un’epoca in cui solo Terni e Perugia nell’Umbria e Roma nel Lazio avevano l’energia elettrica. Il complesso delle opere idrauliche e degli  edifici fu realizzato a valle delle sorgenti che sgorgano alla base del promontorio su cui sorge l’abitato di Sugano, già utilizzate quale fonte di acqua potabile. Lungo il Fosso del Leone, sulla destra idrografica, furono realizzate le  cisterne,  in parte scavate direttamente nella roccia, che fungevano da riserva sia per l’officina elettrica sia per l’acquedotto. Il salto geodetico era di 77 metri, mentre a condotta forzata misurava 600 metri, alimentando inizialmente una turbina della potenza di 47 kW. Le officine, dopo lunghi decenni di abbandono, seguiti alla loro dismissione, sono ridotte allo stato di rudere, tuttavia negli ultimi anni, da più parti, è stata manifestata l’opportunità di un loro recupero per motivi storici e finalità didattico-ambientali.

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