Il MUSEO DELLE ARMI Ovvero: una cosa già fatta che non si riesce a fare! Autointervista al “creatore”

TERNI-FABBRICA D'ARMI- EDIZ. S.A.F

Concittadini carissimi;

ogni tanto appare sui quotidiani locali un articolo riguardante il Museo delle Armi; ci avete capito qualcosa? Sicuramente niente o poco meno perché chi scrive quegli articoli, non conosce la realtà di cui sta disquisendo, ignora completamente quella che è stata ed è la genesi del Museo delle Armi, che museo NON è! E già, proprio così; perché il cosiddetto Museo delle Armi, altro non è che la Raccolta Tecnica di Armi Leggere della ex Règia Fabbrica d’Armi, curata, alimentata, arricchita per tanti anni da chi scrive e dai propri collaboratori, di proprietà del Ministero della Difesa e che ha, ANCHE, valore museale; comunque, per semplicità, chiamiamola pure museo.

Quindi, non conoscendo l’argomento, scrivono, giocoforza, inesattezze!

Ora, la domanda è: chi conosce esattamente come stanno le cose? La risposta è ovvia: chi ha speso tempo ed energie per creare il museo e vorrebbe che fosse valorizzato come merita, non per miseri guadagni personali, anche perché, francamente, c’è veramente nulla da guadagnare se non l’arricchimento di conoscenza per la frequentazione di persone impegnate nel settore con le quali confrontare le esperienze, ma per offrire alla Città una valida attrazione turistica di estremo interesse storico e culturale; sì perché dietro alle armi, ancorché esse siano costruite non certo per scopi umanitari, c’è la storia dei popoli e la storia va studiata ed analizzata per evitare di ripetere gli errori commessi nel passato e per migliorare quello che di buono è stato fatto.

 

Ma, stranamente, sebbene la logica suggerisca di fare in questo modo, nessuno ha mai pensato o ritenuto utile chiedere lumi a chi tanto ha fatto per creare questa realtà importante e che, ovviamente, essendone il protagonista ne conosce gli aspetti più reconditi.

Orbene, visto che nessuno me lo ha chiesto, ho deciso, d’iniziativa, di scrivere queste note per far conoscere a chi fosse interessato o semplicemente curioso, qual’è lo “stato dell’arte” di una faccenda che si trascina da 18 anni. Chiaramente, di tutto quello che appresso dirò, esiste documentazione probante.

Comincio con il presentarmi: sono il Gen.B. (aus) Micheli dott. Aldebrano; dal Luglio 1984 all’Agosto 2003, tranne un intervallo di 13 mesi, Ottobre 1995-Novembre 1996, durante il quale ho comandato il Battaglione NBC presso la Scuola Unica Interforze per la Difesa Nucleare, Batteriologica e Chimica a Rieti, ho prestato servizio presso quel glorioso opificio, orgoglio di Terni e dei Ternani, che una volta si chiamava Règia Fabbrica d’Armi, poi Fabbrica d’Armi dell’Esercito, poi Stabilimento Militare Armamento Leggero e finalmente, dal 1997, Polo di Mantenimento delle Armi Leggere, ma che , comunque, nel corso di quest’autointervista, continuerò a chiamare “Règia”, dove ho ricoperto vari incarichi tra cui quello di interessarmi della Raccolta Tecnica Armi Leggere facendola arrivare alle odierne 7000 armi (incremento di tre volte l’esistente) circa, di cui quasi 5000 esposte in bacheche e visibili, da parte del pubblico, l’ultimo sabato di ogni mese, dalle 09.30 alle 12.00, previo appuntamento da richiedere alla Direzione prima del 15 del mese.

Era il Febbraio del 1991 quando fui convocato dal Direttore, allora il Col. G.Pesce, che mi disse: “Aldebrano, cento anni fa l’Italia adottò il fucile modello 1891 e, come sai, la Fabbrica d’Armi di Terni fu lo stabilimento che ne produsse il maggior numero di esemplari; tu che sei lo storico “de lo convento” e sai tutto sulle armi, organizzami una mostra per celebrare il centenario dell’evento”.

Io gli chiesi: “Comandante, vuole una cosa arrangiata con quello di cui disponiamo o una cosa completa? Nel secondo caso è necessario coinvolgere altra gente ed altri enti”. La risposta fu: “Fai quello che ritieni meglio, tieni presente che non ci sono soldi!” (E quando mai!!!!)

Malgrado la povertà, confidando sulla collaborazione di amici e colleghi, optai per fare una cosa completa; nel giro di poco più di due mesi feci pervenire allo stabilimento armi e materiali del sistema d’arma modello 1891 provenienti dal Museo di Artiglieria di Torino, dalla ditta Beretta di Gardone Val Trompia, dallo Stabilimento Militare Spolette di Torre Annunziata, dal Pirotecnico Esercito di Capua, dal Polverificio di Fontana Liri, dal Museo della Guerra di Rovereto e da collezionisti privati. In tre giorni, con il validissimo aiuto dei miei collaboratori, Signor W. Piacentini, armaiolo e Signor M. Scatteia aggiustatore meccanico, più di altri volontari che si alternavano nei momenti liberi, furono sistemati centinaia di reperti in maniera organica e cronologica con tutti i cartellini esplicativi scritti a mano da me medesimo; trovai anche il tempo di scrivere una breve memoria storico-tecnica con molte illustrazioni al tratto, colorate a pastello dal Signor Contessa F. e dalla Signorina Mari M. che fu stampata in soli 1000 esemplari distribuiti gratuitamente alle autorità Ministeriali, cittadine ed alle maestranze, oggi ricercatissima dai collezionisti.

La mostra, inaugurata dal Direttore Generale della Direzione Generale delle Armi, Munizioni ed Armamenti Terrestri, restò aperta una settimana e, malgrado non fosse stata adeguatamente pubblicizzata, registrò più di 4000 visitatori provenienti da tutta l’Italia. Per la cronaca dirò che il materiale raccolto, fu esposto, nell’Ottobre dello stesso anno a Castel Sant’Angelo in Roma, dove fu organizzata una mostra analoga con il patrocinio della Presidenza della Repubblica, (quindi, stavolta, soldi!!!!).

Presso lo stabilimento, la mostra era stata allestita in alcune sale che ospitavano (ed ospitano) la Raccolta Tecnica di Armi Leggere, una collezione di armi provenienti da tutto il mondo, utile ai fini istituzionali della “Règia” che, per l’occasione, fu aperta e così i visitatori della mostra poterono godere anche della vista di quest’altra interessante realtà e, da parte di molti,appassionati e non, ma tutti dotati di buona cultura e senso estetico, si levò la domanda: “ma perché non aprite al pubblico questa splendida collezione?” Il Col. Pesce raccolse il “grido” e, con l’aiuto del Rotary Club locale, cominciò a darsi da fare per creare le condizioni per convincere le Superiori Autorità a consentire l’accesso del pubblico alla Raccolta Tecnica; venne prospettata la possibilità di aprire un ingresso esterno in modo che i visitatori potessero entrare nelle sale direttamente senza dover passare dall’interno dello stabilimento. Purtroppo la risposta non fu positiva, ma neanche completamente negativa; il Ministero della Difesa disse che non era interessato, per questioni di bilancio, ad aprire un nuovo museo, ma che avrebbe considerato benevolmente la possibilità di concedere in gestione la raccolta ad un’organizzazione privata che l’avesse gestita senza scopi di lucro nel senso ipotizzato.

Si costituì quindi, all’uopo, la “Associazione Museo delle Armi della Fanteria” con l’obiettivo di aprire al pubblico al Raccolta Tecnica di Armi Leggere della “Règia”. Tale Associazione contava nel suo Comitato Direttivo personaggi di rilievo nella vita della città, cito per tutti il Prefetto ed il Sindaco; purtroppo, (o per fortuna), la tangentopoli ternana travolse qualche personaggio dell’Associazione che si sciolse, ma risorse con il nome di “Museo delle Armi Città di Terni” alla presidenza della quale fu eletto il Dott. Raffaele Benucci.

Sotto la guida di Benucci si riuscì a convincere il Ministero della Difesa a cedere all’Associazione sia la collezione della “Règia”, in gestione fiduciaria, sia alcuni locali della Caserma “Antonio Passarelli” ex sede della Scuola Allievi Armaioli, con il vincolo però (giustamente e meno male!) di realizzarci il museo delle armi.

Purtroppo, da prassi, i locali ceduti dalla Difesa rientravano nella disponibilità del Ministero delle Finanze, il quale li offrì in affitto all’Associazione la quale, però, non aveva i soldi necessari a coprire questo onere finanziario. La situazione stallò. Non mi rassegnai e, dietro una dritta datami dal Signor Coppo Dionigi, memoria storica della “Règia”, con il quale lavoravo fianco a fianco, recuperai, presso l’Archivio di Stato, il contratto di costruzione della Règia Fabbrica d’Armi tra il Ministero della Guerra ed il Comune di Terni, firmato nell’Aprile del 1875, nel quale, all’art 11, si stabilisce che il Comune di Terni avrebbe avuto il diritto di prelazione ad acquisire eventuali fabbricati dismessi dal Ministero della Guerra.

Il Dott. Benucci e lo scrivente si recarono allora dal Prof. Ciaurro, Sindaco della città, prospettandogli la possibilità di acquistare i locali e di affittarli ad un prezzo simbolico all’Associazione che avrebbe provveduto a utilizzarli per il Museo delle Armi. Il Prof. Ciaurro accettò la proposta ed il Comune di Terni comprò i locali pagandoli 263.750.000 delle vecchie lire, un vero affare vista la superficie di 4000 metri q. di cui 2200 coperti. Contemporaneamente, la Giunta Ciaurro si adoperò per ottenere i finanziamenti per la ristrutturazione dei locali necessaria alla nuova destinazione.

Tutto sembrava procedere al meglio ed anche abbastanza velocemente malgrado la farraginosità della nostra burocrazia lunare, quando, ahimé……la Giunta Ciaurro cadde e come se non bastasse, il Dott. Benucci fu chiamato al cospetto del Grande Architetto dell’Universo.

A guidare l’Associazione fu chiamato il Generale G. Pesce; dopo un periodo un po’ travagliato durante il quale cambiò il nome in “Associazione Amici del Museo delle Armi di Terni (AMAT)”, l’Associazione, nella persona del nuovo Presidente, ricominciò a cercare di contattare il Comune nel tentativo di portare avanti gli accordi presi con la Giunta precedente, ma fu sempre “respinto con perdite”, come si dice in gergo militare; la nuova giunta sembrava sì interessata a realizzare il museo, ma non voleva tra i piedi l’AMAT, di cui sono il Direttore Tecnico. Nel 2001 arrivarono a Terni i finanziamenti chiesti dalla Giunta Ciaurro, ben 2.500.000.000 delle vecchie e care lirette, largamente sufficienti, secondo me, ad eseguire TUTTI i lavori necessari anche perché il Comune non ha sborsato un soldo per il progetto di massima che io ed il Signor Miecchi A. avevamo elaborato e dato in visione al Comune stesso; infatti, la giunta Raffaelli si appropriava del documento senza neanche dire grazie, semplicemente cancellando i nomi di Miecchi e Micheli e sostituendoli con: progettisti geometra Guido Cianfoni, geometra Claudio Berretti, collaboratore arch. Roberto Reale, più un bel bollo tondo con lo stemma del Comune e la scritta 1° Dip IV° Sett, e voilà, un bel risparmio di parecchi milioncini del vecchio conio, complimenti!

Dopo l’appropriazione con destrezza del progetto di massima, tuttavia, il comune di Terni, incapace della pur minima organizzazione lavorativa, decideva di sterzare la somma alla Soprintendenza di Perugia la quale iniziò i lavori nel 2004 (dopo tre anni dall’arrivo dei fondi, che svelti!); nel tabellone esplicativo dei lavori si leggeva tra l’altro: importo lavoro 842.890,66 Euri (non è un errore, io li chiamo così) corrispondenti a 1.632.063.898 delle vecchie lirette. Domanda: dove sono finiti gli 867.936.102 sempre di vecchie lirette, che mancano a completamento dei 2.500.000.000 inizialmente stanziati nel 2001? Mistero glorioso! Con i soldi indicati, (quelli in Euri), iniziarono i lavori nel 2004, furono rifatti i tetti ed alcuni interventi di consolidamento, ma i soldi finirono nel primo semestre 2006 e con essi terminarono anche i lavori e sulla vicenda calò un velo di “tristezza e compassione” . A questo punto ricordo di aver letto sui quotidiani, qualche mese fa, che l’architetto Vincenzo Angeletti, dipendente della Soprintendenza di Perugia, responsabile dei lavori, era stato arrestato per aver fatto la cresta sui soldi stanziati per la ristrutturazione di diversi fabbricati tra cui anche quelli destinati al museo delle armi; in effetti sembra che l’entità dei lavori eseguiti non corrisponda alla cifra indicata ma a qualcosina di meno (cresta sulla cresta!) ma questa è materia per la Guardia di Finanza.

Nel Febbraio del 2008, dopo innumerevoli “assalti” del Presidente dell’AMAT, finalmente il Sindaco con alcuni suoi collaboratori accetta di partecipare ad una riunione tenutasi presso la “Règia”, alla quale erano presenti oltre al già citato Sindaco & company, il Direttore, Col. Morlino, un rappresentante del Comando Logistico dell’Esercito Col. Scenna, ed il Presidente dell’AMAT, Gen. Pesce accompagnato da me e da altri consiglieri. In estrema sintesi, il Sindaco gettava la spugna e dichiarava il fallimento virtuale della vicenda affermando che non intravvedeva, né nel breve, né nel medio termine, alcuna possibilità di ottenere ulteriori finanziamenti per completare i lavori iniziati e subito interrotti e si dichiarava favorevole ad appoggiare la proposta di un “progetto Ponte” avanzata dall’AMAT consistente nell’aprire un ingresso esterno presso la “Regia” in modo tale da permettere l’accesso al pubblico direttamente alle sale della Raccolta Tecnica senza dover entrare nello stabilimento (in pratica la stessa proposta fatta nel 1991, bocciata allora dal Ministero della Difesa ed adesso accettata!); i costi di adeguamento dei locali sarebbero stati a carico dell’AMAT. Coloro che sono arrivati a leggere fino a qui con attenzione, ora si domanderanno: ma se le armi ed i locali di cui al progetto ponte sono della Difesa, che c’entra il Comune? Giusta domanda, la risposta è: c’entra di riflesso perché, almeno virtualmente, alcune delle armi della raccolta, appartengono al Comune in virtù, appunto, di uno scellerato e sconsiderato Accordo di Collaborazione siglato nel Settembre 2004 dal Gen. Corrado in rappresentanza del Ministero della Difesa e dal Sindaco di Terni. Infatti si legge: “Museo delle armi, passo avanti, il patrimonio di pistole e fucili passa al Comune” titolava un quotidiano Il venerdì 17 Settembre 2004, “l’accordo affida al Comune di Terni…….l’immenso patrimonio storico di modelli di armi leggere accumulati dal 1870 ad oggi…..” In estrema sintesi, senza andarsi a impelagare in particolari capziosi, con questo accordo il Ministero della Difesa si impegna a “regalare” le armi, o almeno parte di esse, al Comune di Terni per farci il museo. Ma che bisogno c’era, vi domanderete, di fare questa operazione dal momento che il Ministero della Difesa si era già dichiarato disponibile a cedere la collezione in gestione fiduciaria all’AMAT?. L’accordo fu sollecitato dal Direttore del PMAL in carica a quel tempo, il Gen. G.Fabbrocino, il quale, ha sempre tenuto in scarsa considerazione la Raccolta Tecnica, e, stufo di doversi occupare di quest’aspetto, secondo lui di infima importanza, in rapporto alle molteplici attività dello stabilimento, spinto da, magari un tantino eccessiva, ambizione di carriera, in cerca di “visibilità” per la promozione, pensò di acquisire meriti e notorietà con questo atto di generosità che gli consentiva inoltre di liberarsi di tutto quel “ciarpame”, sempre secondo lui ovviamente, e degli oneri che comportava; insomma un colpaccio, due piccioni con una fava, un classico dell’astuzia! Non nascondo di esserci rimasto assai male in quanto nemmeno interpellato; certo se mi avessero chiesto un parere avrei caldamente consigliato di evitare questa donazione in quanto serve solo a complicare una matassa già di per sé terribilmente aggrovigliata (circa il 60% delle armi della collezione proviene da sequestro/confisca e per essere cedute a terzi necessitano dell’autorizzazione dell’autorità giudiziaria competente per territorio da cui ogni arma proviene, praticamente da tutto il territorio Nazionale! Inoltre il 96% è costituito da armi efficienti, cioè in condizione di sparare, ed il 50% circa è rappresentato da armi da guerra; tutta questa roba NON è detenibile da soggetti privati né pubblici, (eccetto le FF.AA. ovviamente), occorrerebbe la licenza di collezione di armi da guerra che non viene più rilasciata, o, in alternativa, inertizzare le armi, cioè metterle irreversibilmente in condizioni di non sparare, il che significherebbe farne scendere il valore a livello di rottami di ferro, immaginate il fucile mitragliatore modello Terni, pezzo unico al mondo, con la canna tappata e una colata di bronzo al posto del meccanismo di sparo, il valore scenderebbe da qualche milione di euri a pochi centesimi, sarebbe come evirare il David di Michelangelo!). Certo che se Il Gen. Fabbrocino non avesse omesso di rappresentare alle Superiori Autorità questo aspetto della questione, sicuramente il MD non sarebbe incorso nel grossolano errore di autorizzare la cessione delle armi. Al Gen. Corrado che, magari prima di quell’evento non sapeva neanche che esistessero Terni e la “Règia”, è stato dato il Tiro d’oro; beh, forse a me ed ai miei ex collaboratori, che il museo lo abbiamo creato, se mai giustizia ci sarà, il Tiro ce lo daranno tempestato di pietre preziose, o magari ci intitoleranno una strada o un vicoletto!. Ma torniamo al nostro racconto; sintetizzo: la riunione si chiuse con l’intesa che i convenuti avrebbero firmato un’intesa a tre per la realizzazione del progetto ponte: Il Ministero avrebbe ceduto in gestione i locali e la collezione di armi, compresi gli esemplari cedibili al Comune, (mai cercati, né reclamati e, sono sicuro, mai voluti!), l’Associazione AMAT avrebbe sostenuto i costi ed avrebbe avuto in gestione fiduciaria la raccolta per sei anni, rinnovabili, il Comune si sarebbe impegnato a sostenere l’iniziativa senza cacciare un centesimo. Visto, letto, sottoscritto ecc…..

L’AMAT stilò la bozza della convenzione che fu inviata sia al Ministero della Difesa che al Comune di Terni; il Ministero della Difesa fece sapere immediatamente che la condivideva e che attendeva la convocazione per la firma; pure il Comune, a chiacchiere, fece sapere che andava bene, ma ad oggi, non è riuscito a trovare né il tempo, né il modo, né la voglia di onorare la parola data, di deliberare l’apposizione di questa benedetta firma. E’ passato quasi un anno, quali motivi ostativi ci sono? 

 Concittadini carissimi, raccogliere armi non è una cosa semplice, occorre conoscere tutta la normativa che ne regola il “maneggio”, (per un’inezia si finisce “al gabbio”), e, ovviamente, occorre conoscere le armi che non vanno demonizzate, sono macchine, per l’esattezza macchine termobalistiche, incapaci di pensare; chi pensa è chi le usa, che decide di farne uso lecito o illecito secondo il suo libero arbitrio. Dietro la costruzione di un’arma da fuoco, come di qualsiasi altro oggetto ad alta tecnologia, ci sono impegno, fatica dedizione; inoltre non ci sono altri manufatti come le armi che accompagnino l’evoluzione della “mankind” (specie umana), non esiste nella storia dell’uomo un episodio importante che abbia determinato cambiamenti significativi della società disgiunto da un fatto d’arme, da una battaglia o da una guerra; un museo di armi deve tendere a rapportare l’arma al contesto storico in cui è stata protagonista, attraverso immagini, filmati documenti vari, insomma deve “emozionare” per dirla come ama sempre ripetere il nostro bravissimo consigliere Ing. Aldo Chiapparino, occorre creare una sorta di “diorama mediatico” almeno per gli esemplari più importanti e significativi, poi non deve essere monotono, ma vivo, organizzare mostre a tema, scambiare reperti, e quant’altro possa concorrere a renderlo dinamico per richiamare pubblico. Ma per fare questo occorrono due qualità imprescindibili: cultura profonda della materia e passione disinteressata. Orbene chiunque andrà a dirigere la città sappia che L’AMAT ha il personale con queste caratteristiche e che senza l’AMAT il museo non lo farà o se lo farà senza renderlo “emozionante”, ma con il solo scopo di creare qualche poltroncina per le nobili terga di qualche trombato proselita di partito, avrà vita brevissima!

Inoltre, essendo io il “creatore”, non mi farò certamente fare fuori da sporchi giochi politici, o si fa come va fatto o non si fa; la flotta non si consegna, si affonda!!!!

Concittadini carissimi,

nella speranza che il quadro sia ora un po’ più chiaro, mi congedo invitandoVi ad iscrivervi all’AMAT per darle la forza del numero, (troverete tutto sul sito www.museodellearmi.com) e salutandoVi con viva cordialità.

24 Maggio 2009

Aldebrano Micheli

PS

Lo stato dell’arte oggi:

la trattativa va avanti senza il Comune ma con il Ministero della Difesa, la Prefettura di Terni ed il Ministero dei Beni Culturali di Perugia; è stato redatto un documento che affida la collezione di armi della ex Règia Fabbrica d’Armi all’Associazione AMAT che si sta trasformando in ONLUS con il nome di MUSEO INTERNAZIONALE DELLE ARMI LEGGERE.

La collezione rimarrà dove trovasi oggi e per farla fruire al pubblico verrà creata un’apertura esterna così da evitare che la gente in visita debba entrare nello Stabilimento Militare. La concessione avrà una durata rinnovabile di sei anni ed i lavori di adeguamento saranno a carico dell’Associazione.

Si è in attesa della firma del Ministro della Difesa.

Terni 20 Febbraio 2012

Aldebrano Micheli

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