Gino Papuli (Padova 1921-Terni 2008)

 

Operaio ignoto

I pensieri, i sudori, le voci

sono persi per sempre.

Il vostro seme ha, forse,

progenie ignara o sorda.

Siete una moltitudine, una folla di ignoti:

genii misconosciuti, modesti aggiustatori,

appassionati all’arte o ingegnosi ideatori

d’utili alternative.

Le fortune del mondo

non furono propizie al vostro andare

né il cantore ebbe cura di voi.

Dov’è colui che migliorò la tempra,

quegli che cambiò l’angolo di taglio?

Chi ha limato la forma della ciassa,

chi ha variato il profilo complesso

dell’imboccatoio?

A chi si deve

la matrice perfetta dello stampo,

a chi il rapporto di ricalcatura?

Quale mano ha segato un perno lungo,

quale mente ha inventato

una più razionale imbracatura?

La tradizione ora è inaridita,

i documenti tacciono;

la feroce condanna dell’oblio

– più della morte –

vi ha colpito in eterno.

Sol nell’anonimato possiamo celebrarvi:

povero scarno omaggio

che scalda il nostro afflato

e a voi non serve.