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E’ morto Jacques Piccard, uno dei padri del batiscafo Trieste.

Il 1° novembre 2008 è’ morto all’età di 86 anni, in Svizzera, l’inventore ed esploratore Jacques Piccard, detentore del record di discesa in profondità, 10.916 metri. Era nato il 28 luglio 1922 a Bruxelles, Jacques Piccard ha proseguito l’opera di suo padre, il fisico Auguste Piccard, inventore del pallone stratosferico e del batiscafo. A bordo del batiscafo Trieste raggiunse il fondo della Fossa delle Marianne a 10.916 metri di profondità, il 23 gennaio 1960, insieme all’americano Don Walsh, a bordo del batiscafo Trieste.
A Jacques Piccard si deve anche il progetto di mezzi adatti alle medie profondità, i mesoscafi, tra i quali il primo sottomarino turistico nelle acque del Lago di Ginevra, in occasione dell’Esposizione nazionale svizzera del 1964. Nel 1960 dimostrò che a 11.000 metri di profondità c’e’ la vita. Scoperta che determinò l’interdizione delle fosse marine alle scorie nucleari.
Negli ultimi anni l’impegno principale era rappresentato dal Centro per la protezione dei laghi e dei mari, con sede a Losanna.
Il Trieste era stato disegnato dallo scienziato svizzero Auguste Piccard ed in seguito (nel 1958) acquistato dalla U.S. Navy per 250.000$.
Il batiscafo era costituito da una camera riempita di benzina per permetteva il galleggiamento del Trieste e da una sfera a pressione costante separata dal resto della struttura. Questa struttura rivoluzionò il metodo di immersione, in precedenza una sfera veniva calata in acqua da una nave, rimanendo sempre collegata ad essa tramite un cavo, mentre il Trieste era in grado di muoversi liberamente, senza essere collegato in alcun modo alla nave durante l’immersione.
Il Trieste era lungo più di 15 m, ma buona parte della sua grandezza era dovuta alla presenza di una serie di galleggianti riempiti con 85 mc di benzina e di compensatori riempiti d’aria. L’equipaggio, due persone, doveva stare nella sfera di 2,16 m, attaccata al fondo della struttura, per raggiungere la quale era necessario attraversare un tunnel che passava attraverso il galleggiante.Con un sistema a circuito chiuso simile a quello utilizzato nelle navicelle spaziali, l’aria entrava nella sfera da cilindri in pressione e l’anidride carbonica veniva eliminata passando attraverso scatole metalliche a calce sodata. Il sistema era alimentato da batterie.
La sfera fu costruita dalla Società Terni, nei reparti Fonderia e Caldareria, composta di due semisfere forgiate e temprate in olio. Per sostenere la pressione di 110 MPa, 1,25 tonnellate per cmq, calcolata nella parte inferiore, le pareti della sfera furono costruite di 12,7 cm, pesava 13 tonnellate. Il galleggiante si era reso necessario perché era sostanzialmente impossibile progettare una sfera abbastanza grande per mantenere una pressione sopportabile per un uomo ed allo stesso tempo con delle pareti abbastanza sottili da permetterne il naturale galleggiamento. Fu scelta la benzina come liquido per riempire i galleggianti in quanto più leggera dell’acqua ed in grado di mantenere le sue caratteristiche di incomprimibilità anche a pressioni elevate.
Lo scafo fu invece costruito nel cantiere navale di Monfalcone dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Trieste, verso la fine del 1952, la sfera fu quindi fissata allo scafo nel cantiere navale di Castellammare di Stabia (NA),  la prima immersione avvenne il 26 agosto 1953 nelle acque di Capri.
Il contatto visivo con l’esterno era reso possibile da un singolo blocco a forma di cono di Plexiglass, unico materiale trasparente che potesse sopportare pressioni cosô elevate. L’illuminazione esterna fu resa possibile con delle speciali lampadine al quarzo, in grado di resistere a pressioni superiori alle 1000 atmosfere senza subire modificazioni.

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