Era il più moderno impianto idroelettrico delle Alte Madonie quando la nazionalizzazione del settore ne decretò la dismissione. La costruzione si deve a Filiberto Calascibetta della Società Esercizio Elettrico S.E.E. che morì senza vederla in esercizio. La Centrale Idroelettrica detta appunto“Di Filiberto”, venne edificata il 20 aprile 1953 in contrada Portella di Campo in territorio del neonato Comune di Castellana Sicula; inserito sulla linea a 10 kV “Polizzi Generosa-Petralia Sottana-Gangi” della S.E.E, era del tipo ad acqua fluente su acquedotto: turbinava le acque della condotta Madonie Est che giungeva fino a Caltanissetta. La dotazione di impianto consisteva in un unico gruppo turbo-alternatore; una turbina Pelton della Riva coi seguenti dati di targa: portata 150l/s -300 l/s (max invernale), salto motore 150 m, potenza meccanica 160 kW; un generatore sincrono della Pellizzari a 6 poli, 1000 rpm da 180 kVA. Sia il generatore che la turbina riportavano, sulle rispettive carcasse, il certificato Bureau-Veritas. Un piccolo pozzo piezometrico posto all’inizio del salto idraulico proteggeva l’impianto dagli effetti del colpo d’ariete. La regolazione della portata avveniva tramite regolatore tachimetrico. Il quadro di controllo si componeva di tre differenti pannelli: il pannello centrale conteneva gli strumenti di misura per il controllo e l’esercizio del generatore sincrono e i segnalatori di allarme e l’interruttore per il parallelo; il secondo pannello conteneva il gruppo di misura dell’energia prodotta; il terzo pannello conteneva gli strumenti e gli apparecchi per il parallelo del gruppo con la linea tramite il sistema delle “tre lampade”. Poiché la centrale era inserita in serie ad un acquedotto, durante il fermo macchina per manutenzione o assenza di carico, non potendo interrompere la fornitura idrica, per dissipare la forza dell’acqua venivano utilizzate delle vasche di calma lungo il by-pass della condotta. Il retro dell’area quadri era occupato da un trasformatore elevatore e, sulle pareti, gli isolatori in ceramica portanti le barre di rame nudo. Completa la struttura un torrino da cui si dipartiva la linea trifase con gli isolatori passa-muro. I turni di lavoro degli operai erano di quattro giorni, quindi ogni operaio alternava quattro giorni di lavoro a quattro di riposo. Il tempo, i cercatori di rottami in ferro e il disinteresse generale non sono stati clementi con l’impianto. Dopo mezzo secolo l’edificio è ormai un rudere senza copertura, tramezzi interni crollati, infissi divelti o asportati, dotazione idraulica ed elettro-meccanica notevolmente ridotta. Ad oggi sono stati asportati il regolatore tachimetrico, la calotta della carcassa della turbina che oggi consente la visuale della ruota Pelton e dell’ugello, il quadro di comando e controllo oltre al trasformatore, parte della carcassa del generatore sincrono a cui era già stata asportata l’eccitatrice coassiale. E domani?

Edificio centrale Idroelettrica Castellana Sicula

Edificio centrale Idroelettrica Castellana Sicula

 

Generatore sincrono

Generatore sincrono

 

Isolatori

Isolatori

 

Messa a terra

Messa a terra

 

Quadro comando e misura

Quadro comando e misura

 

Turbina, regolatore, volano

Turbina, regolatore, volano

 

Scarico

Scarico

 

Ugello con spina double

Ugello con spina double

 

Uscita ed entrata linea

Uscita ed entrata linea

 

Girante

Girante

 

Gruppo idroelettrico

Gruppo idroelettrico

 

Vista laterale della turbina

Vista laterale della turbina